Sul Pnrr nessuna sintonia tra Draghi e Meloni, almeno nei discorsi odierni

Una polemica insulsa ed inutile vanifica il positivo silenzio fino a ieri osservato da Giorgia Meloni

Gianvito Pugliese

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni vincitrice indiscussa delle elezioni parlando all’esecutivo nazionale del suo partito: “Ereditiamo una situazione difficile: i ritardi del Pnrr sono evidenti e difficili da recuperare e siamo consapevoli che sarà una mancanza che non dipende da noi ma che a noi verrà attribuita anche da chi l’ha determinata”.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, nell’odierna cabina di regia: “L’attuazione del Pnrr procede più velocemente del previsto,… ad oggi, sono già stati conseguiti 21 dei 55 obiettivi e traguardi previsti per la fine dell’anno, e ci aspettiamo di raggiungerne 29 entro la fine del mese“.

Ed ha aggiunto: “Non ci sono ritardi nell’attuazione del PNRR: se ce ne fossero, la Commissione non verserebbe i soldi…. Nel primo semestre del 2022, l’Italia ha raggiunto ancora una volta tutti gli obiettivi del PNRR, come ha accertato la Commissione Europea la scorsa settimana. L’Italia potrà ricevere altri 21 miliardi di euro, dopo i 45,9 miliardi ricevuti negli scorsi mesi”.

Ma non si è fermato qui: “Il PNRR è un’occasione unica per il rilancio dell’Italia, per il superamento delle diseguaglianze territoriali, di genere e generazionali che gravano sul Paese. La sua piena attuazione è fondamentale per la nostra credibilità – verso i cittadini e i partner internazionali”.

Ed ha concluso: “Dobbiamo mantenere gli impegni presi e, per farlo, c’è bisogno del sostegno di tutti“. Ringrazio “in particolare gli enti territoriali – i Comuni e le Regioni – per il lavoro che svolgono quotidianamente accanto all’amministrazione centrale. Grazie al vostro lavoro, oggi possiamo dirci pienamente soddisfatti dei risultati raggiunti”.

Francamente. appare molto più credibile Mario Draghi rispetto a Giorgia Meloni, nella circostanza. Non per partito preso o partigianeria sfegatata. Solo che Daghi cita fatti e circostanze precise e la Meloni avanza un’accusa generica, senza nulla che ne provi la veridicità. Una reminiscenza, forse, dell’opposizione pura e dura.

Non nascondo che non ho certo condiviso ed approvato la sfiducia a Draghi, da chiunque nella maggioranza sia arrivata e con qualunque sfumatura -voto di sfiducia, astensione, abbandono dell’aula-. Trovo, infatti, che un primo ministro che gode del gradimento del 67,91% degli elettori, non possa essere messo da parte con una congiura di palazzo, ordita e messa in atto da tre soggetti politici, più o meno vicini a Putin ed alle posizioni putiniane o, quantomeno, contrari all’aiuto all’Ucraina per difendersi. Meloni e Fratoianni, essendo all’opposizione, hanno -invece- fatto il loro mestiere.

Poi, qualcuno fa finta di meravigliarsi, salvo passare frettolosamente ad altro argomento, dell’astensione che ha raggiunto il 36,09 alla Camera ed il 36,10 al Senato. Non bastava alla classe politica italiana aver vanificato con uno stratagemma legislativo -in realtà una magagna, o meglio una truffa a danno dell’elettorato- gli esiti positivi del referendum che chiedeva di adottare il proporzionale e di ripristinare il voto di preferenza. Ora si è aggiunto averci privato, senza nulla togliere alla Meloni, di un personaggio che in Europa aveva riportato la credibilità dell’Italia al top del prestigio internazionale. E scusate se è poco. L’unico che non ha fatto debito e ci ha lasciato anche un tesoretto a beneficio di chi verrà dopo.

Finora la Meloni, osservando un rigoroso silenzio. aveva ottenuto un unanime consenso, non tanto da farci scordare durante la campagna elettorale la sua proposta di abolire il reato di tortura, “sennò le forze dell’ordine non hanno strumenti investigativi” o il “blocco navale”. Qualcuno dovrebbe spiegarle che è un atto di guerra nei confronti del Paese che lo subisce.

Questa polemica preventiva senza fondamento se la poteva risparmiare, non foss’altro che per convenienza. Se Draghi non dovesse continuare ad aiutarla ed indirizzarla, la Meloni non troverà altri buoni consigli certo nei suoi amici-nemici Berlusconi e Salvini. Certo Crosetto è bravo, ma ha i suoi limiti e sul resto “di alto profilo” stendiamo un velo pietoso. Intendiamoci, non che dalle altre parti -Pd e alleati, centristi e pentastellati- ci siano molti scienziati.

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