La donna nella società contemporanea

Stereotipi, pregiudizi, prevaricazioni! Possiamo davvero definirci civili?

GP

Un articolo pubblicato ieri a firma di Cinzia Montedoro “Gli stereotipi sui ruoli di genere, quando il pregiudizio porta alla violenza”, è stata l’occasione di una riflessione a 360° sul tema.

Siamo tutti, noi occidentali, pronti a bollare l’idea talebana che le donne abbiano solo la funzione di procreare ed allevare i figli, non abbiano diritto ad una istruzione e non possano aspirare a lavori prestigiosi nelle società amministrate o controllate dai telabani stessi.

Ma dobbiamo scandalizzarci solo di questo? Basta a sentirsi civili e progrediti o piuttosto è un comodo paravento per nascondere e non guardare in faccia i nostri limiti atavici?

A cominciare dalle religioni, anche quelle più diffuse in occidente, è triste constatare come il ruolo della donna sia relegato ad attività semplicemente collaterali e di supporto al “sacerdote”, protagonista indiscusso dell’istituzione. Anche in quel mondo qualche progresso si compie, ma con la lentezza di una tartaruga morente.

Qualche passo avanti lo ha compiuto la legislazione: mi riferisco a quella del nostro Paese che conosco meglio. E’ sparito il delitto d’onore, quello che lasciava pressoché impunito l’omicidio commesso nei confronti della coniuge infedele. E’ finita anche la barbara usanza di considerare il successivo matrimonio come esimente dei delitti di stupro e di ratto a fini di libidine.

Perdonatemi, ma la società non né ha quasi alcun merito. E’ il frutto quasi esclusivo, della lotta delle donne vittime di quegli odiosi reati che hanno avuto la forza di opporsi alla mentalità dominante che, in una società maschilista, voleva mandare l’uomo assolto ed impunito. Quanto coraggio hanno mostrato quelle donne che oltre al sopruso ed alla violenza individuale, hanno dovuto subire la condanna di una società becera ed ipocrita.

Leggere quelle percentuali di risposte che la collega ha riportato è davvero spaventoso. Forse non corrispondono neanche totalmente alla realtà. E’ legittimo chiedersi quanti non hanno avuto il coraggio di svelare fino in fondo il loro pensiero all’intervistatore.

Abbiamo fatto progressi? Qualcuno, ma contemporaneamente i regressi non mancano. “La donna non si tocca neanche con un fiore” recitava un antico proverbio. La “cavalleria” non si limitava solo a cederle la strada (purchè appartenesse almeno allo stesso rango sociale), ma spingeva il cavaliere ad intervenire in ogni occasione in cui avesse visto una donna maltrattata. I casi d’intervento a favore della malcapitata oggi, tristemente, sono davvero rari.

Certo, in occidente l’obbligo scolastico vige per ambo i sessi. Le laureate e le professioniste non mancano di certo e gradatamente le donne hanno conquistato, perchè a loro -sia chiaro- non è stato regalato nulla, l’accesso ad attività lavorative fino a poco fa impensabili: dalle forze armate e di polizia, ai piloti di aerei, a comandanti di navi.

Ma lo nostra “civilissima società” si preoccupa di offrire alle donne vere ed autentiche “pari opportunità”? La donna che vuole o deve lavorare trova una società che l’alleggerisca, almeno in parte, dall’accudimento dei figli? Credo, francamente, che siamo ancora lontanissimi. Gli stipendi delle donne, anche delle pochissime che hanno raggiunto i vertici, sono notevolmente inferiori a quelli degli uomini di pari livello. Vengono licenziate o non assunte donne in cinta, o che potrebbero diventarlo, Vi risultano uomini discriminati perchè futuri padri?

Non so quanto tempo ci vorrà perchè si arrivi alla reale uguaglianza, ma fino a quel giorno definirsi davvero civili ed evoluti è solo una comoda finzione scenica. Spero che su questa farsa sia scritta presto la parola “fine”.

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