Il caffè con il lettore

Israele chiamata a rispondere dal Tribunale internazionale dell’Aja di genocidio respinge l’accusa

Gianvito Pugliese

Carissime/i ospiti, una notizia di stamane, ancora poco nota a giudicare da uno sguardo sommario alle nostre testate giornalistiche, tv comprese, mi ha indotto a ritardare il nostro incontro e ve ne chiedo scusa.

Ma il desiderio di non farsi mancare ogni possibile dettaglio sul fatto del giorno e, confesso, quello di una sorta di primogenitura, ovvero essere ancora una volta se non i primi almeno tra i primi ad approfondire il tema, sono stati vincenti.

Mi riferisco, care/i amiche/i, al fatto che Israele è oggi costretta a difendersi dall’accusa di genocidio avanzata nei suoi confronti dinanzi al tribunale internazionale dell’Aja dal Sud Africa per lo sterminio di civili palestinesi a Gaza. I numeri impressionanti di morti accertati dall’Onu provano, quantomeno, che l’esercito israeliano non ha adoperato alcuna cautela per non colpire i civili, vecchi, donne e bambini in primis.

L’ambasciatore del Sud Africa (in copertina) ha dato lettura dell’accusa di genocidio che Israele ha respinto con fermezza, sostenendo che la sua sopravvivenza richiede la distruzione di Hamas, i cui militanti si sarebbero nascosti tra i civili palestinesi e che il Sud Africa sarebbe condizionato da Hamas. Hamas nega, con altrettanta fermezza, entrambe le circostanze. E’ intervenuto pesantemente il Brasile a sostegno del Sud Africa.

Intanto, la decisione di Israele di abbandonare i combattimenti nella parte nord di Gaza, dove peraltro si combatte ancora, ha spinto molti ex residenti a tornare sulla propria terra da cui erano stati allontanati con la forza dei bombardamenti indiscriminati su obiettivi civili.

Il panorama, riferisce la Reuters, mostrando le recentissime immagini di devastazione girate da un giornalista, è quello di un terremoto di una potenza mai vista prima. Intere zone, a vista d’occhio, sono solo distruzione e macerie. Uno scenario come si era visto prima solo ne “The Day After Tomorrow” – L’alba del giorno dopo, film di fantascienza del 2004.

Israele conta sull’appoggio degli Usa e dei Paesi Usa-dipendenti, per defilarsi dalle responsabilità, ma Antony Blinken proprio in questi giorni sta premendo Israele perché moderi la sua aggressività militare e riapra ai negoziati con l’Autorità palestinese, che la riconosce, per realizzare il progetto di due stati liberi e sovrani in terra palestinese, una volta che Israele sia rientrata nei suoi confini del 1948.

L’appoggio di Biden ormai vacilla e, se non temesse di lasciare campo libero a Trump nel rapporto con gli ebrei americani, alla vigilia delle presidenziali, probabilmente sarebbe già venuto meno, dal momento che i democratici non approvano, né condividono quanto Netanyahu sta facendo.

Quest’ultimo nega categoricamente che negli obiettivi di Israele ci sia appropriarsi di parte di Gaza, ma rigetta di fatto l’ipotesi americana di sue liberi stati, sostenendo che l’Autorità palestinese, l’unica disponibile a trattare, non è affidabile ed autorevole il Palestina. A smentire Netanyahu ci pensano i suoi alleati di estrema destra che vogliono che a Gaza, liberata dai palestinesi, si istallino stabilmente israeliani.

Permettetemi solo di mostrarvi una foto e osservare la contraddizione evidente:

 Un soldato israeliano lega una bandiera arcobaleno con una stella di David su un veicolo corazzato israeliano …

Due sole chiose prima di aprire la discussione sul tema odierno, La prima è che dagli ultimi sondaggi Netanyahu raggiunge a malapena il 15% del consenso tra gli stessi israeliani. Se ha scatenato questa Apocalisse per “salvarsi” dai processi, gli è andata decisamente male. La seconda è che il presidente della filiale palestinese di Muslim Care Malaysia (MCM), Abu Ayesh Al Najjar, ferito da un bombardamento dichiara: “Dico (al primo ministro israeliano Benjamin) Netanyahu che Gaza sarà ricostruita, costruiremo le nostre case e seppelliremo i nostri morti“.

Abu Ayesh Al Najjar salvato sotto le macerie dopo che la sua casa è stata bombardata da Israele, ieri.

Ascoltati i vari interventi, provo a riassumere. A differenza dell’invasione russa dell’Ucraina senza alcuna provocazione, condannata da tutti, la reazione israeliana è considerata sproporzionata e disumana, ma l’attacco del 7 ottobre di Hamas, con un consuntivo di circa 1.200 israeliani morti e 240 sequestrati, però in alcuni ospiti del caffè, crea dubbi sulla volontà israeliana di conquistare in parte o in tutto le terre palestinesi.

Nessuno giustifica lo sterminio di civili, donne e bambini in primis, ma c’è chi prova, faticosamente, ad addossarne la colpa ad Hamas. Intendiamoci, i terroristi non hanno mai ragione, ma hanno torto delle loro azioni, non delle reazioni sproporzionate delle vittime.

E mi permetto di ricordarvi che c’è un’inchiesta in corso in Israele, che mi sembra sia stata insabbiata, nonostante le sollecitazioni Usa, per capire come è stato possibile che Hamas abbia potuto far passare il confine a tanti uomini, missili … Il dubbio che facesse comodo a Netanyahu, che se non mandante è, quantomeno, complice, ha tutte le ragioni per essere ritenuto fondato e getta una luce totalmente diversa sui fatti successivi.

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