Nell’accordo tra Italia e Albania sui migranti sorgono numerosi interrogativi

Tra questioni logistiche e incertezze legali, l’accordo richiede chiarimenti. L’Italia. aa campioni dell’evoluzione europea ad indagata per violazione diritti umani,. Bel passo indietro

Rocco Michele Renna

Il 6 novembre, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama hanno firmato un accordo di collaborazione tra Italia e Albania per la gestione di alcune persone migranti soccorse nel Mediterraneo. Tuttavia, questo accordo ha destato preoccupazioni e suscitato numerose domande, sia sul fronte logistico che legale.

L’accordo in questione non era stato previamente annunciato né alla stampa né all’Unione Europea, apparentemente sorprendendo entrambi gli attori. Finora, nessun paese dell’Unione ha stipulato un accordo simile per esternalizzare la gestione dei richiedenti asilo che sbarcano nei propri porti.

Sebbene Meloni e Rama abbiano affermato di aver lavorato a questo accordo per mesi, il testo sembra presentare diversi punti che richiedono chiarimenti nelle prossime settimane, come indicato da funzionari di Palazzo Chigi. Attualmente, l’accordo solleva varie preoccupazioni sia dal punto di vista logistico che in relazione al rispetto del diritto internazionale e delle leggi italiane ed europee in materia di immigrazione.

L’accordo prevede che l’Albania metta a disposizione dell’Italia due aree del suo territorio per ospitare due centri per migranti. Secondo Meloni, le strutture saranno realizzate e gestite dall’Italia, a sue spese e sotto la sua giurisdizione. Tuttavia, le questioni legate al trasferimento delle persone migranti tra l’Italia e l’Albania presentano sfide notevoli, poiché le navi coinvolte nel soccorso in mare dovrebbero effettuare viaggi di lunga distanza tra i due paesi.

Inoltre, le operazioni di sbarco e identificazione dovrebbero avvenire in un’area situata a circa 70 chilometri a nord di Tirana, la capitale albanese. Qui, dovrebbero essere gestite anche le procedure per richiedenti asilo, ma solo alcuni di loro avranno accesso a questo centro. Un altro centro con funzioni simili a quelle dei Centri di permanenza per i rimpatri (CPR) sarà allestito a venti chilometri più a nord. Queste operazioni al confine tra Italia e Albania sollevano domande su come verranno effettuate le procedure legali e su come saranno gestiti i migranti.

Inoltre, il fatto che l’Italia intenda trasferire le persone soccorse in Albania ma non da organizzazioni non governative (ONG) presenta ulteriori complicazioni. Tale distinzione è stata discussa ma non completamente spiegata. Questa decisione costringerebbe le navi della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza a effettuare viaggi più lunghi, lasciando sguarnito il Mediterraneo centrale e complicando ulteriormente le operazioni di soccorso.

Inoltre, l’accordo prevede che la giurisdizione italiana sarà applicata all’interno dei centri albanesi. Questa specifica solleva domande su come verranno affrontate le competenze e le leggi tra i due paesi, in quanto l’Albania non fa parte dell’Unione Europea. L’aspetto giuridico della situazione sembra complesso e richiederà un’attenta valutazione.

Inoltre, l’accordo prevede procedure accelerate per le persone migranti provenienti da paesi “sicuri” e la detenzione amministrativa per coloro il cui asilo è considerato improbabile. Tuttavia, tali procedimenti sono stati oggetto di controversie e critiche, poiché potrebbero non rispettare i diritti costituzionali e internazionali dei richiedenti asilo.

Infine, rimangono questioni aperte sulla procedura di sbarco selettivo, che potrebbe infrangere le leggi internazionali sul soccorso in mare. La mancanza di precedenti in situazioni simili solleva ulteriori interrogativi su come verranno gestiti i migranti e le loro richieste di asilo.

In conclusione, l’accordo tra Italia e Albania solleva numerosi interrogativi legati a questioni logistiche e legali che richiederanno ulteriori chiarimenti e valutazioni da parte delle autorità competenti. La comunità internazionale sarà attenta agli sviluppi futuri di questo accordo e alle possibili implicazioni per la gestione dei migranti e il rispetto dei diritti umani.

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