Nicola Magrone ed i primi clandestini.

A proposito d’immigrazione e di umanità. In copertina Don Tonino Bello e Nicola Magrone

Gianvito Pugliese

Bari e la Puglia sono considerate un laboratorio politico capace di prevenire e precorrere i tempi. Non per caso è qui che nasce la Primavera pugliese, con tutto ciò che scaturirà. Ma, soprattutto ha dato i natali a tanti leader politici di spessore, a cominciare da Aldo Moro.

Oggi, ripercorrendo il tempo trascorso, è interessante riportare sotto i riflettori della pubblica opinione una pagina della storia della nostra terra, che ci ha reso precursori in un tema che, a vent’anni di distanza, è ancora prioritario nella politica nazionale: accoglienza e respingimenti.

Molti fanno superficialmente risalire il primo impatto con l’immigrazione clandestina a Bari e dintorni all’8 agosto del 1991, allorchè attraccò nel porto la Vlora col suo carico straripante di albanesi.

Non è così. Certo fu eclatante, la città per un attimo ebbe a temere “l’invasione”. Le intemperanze di Ministro dell’Interno Cossiga nei confronti del Sindaco Enrico Dalfino movimentarono ulteriormente, la scena.

Il 22 febbraio del 1990, infatti, 54 clandestini di varie etnie, ma principalmente Tamil vennero rispediti dal porto di Bari in Grecia, direzione Patrasso. Erano 48 uomini e sei donne, provenienti dal Pakistan, dal Bangladesh e dallo Sri Lanka. A Bari c’era ad attenderli, come sempre ben nascosto, uno o più “caporali” che in cambio di cifre cospicue garantiva loro un lavoro ben retribuito. Ma c’era anche la Polizia che li fermò sul molo Foraneo.

Domenica 25 l’“Europa II” li riportava a Bari: la Grecia li aveva nuovamente respinti. La questione del traghetto cipriota già si complicava, dal momento che 25 fra i clandestini, dichiaratisi Tamil e provenienti dallo Ski Lanka,  secondo l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, se fossero rientrati in patria sarebbero stati condannati a morte per motivi politici.

Il comandante dell’imbarcazione inviò al Magistrato di turno della Procura di Bari, Nicola Magrone, una lettera in cui respingeva l’accusa rivoltagli dai clandestini di averli voluti sequestrare e accusava, a sua volta, la Polizia di averlo costretto a trasmigrarli in Grecia, da dove era stato nuovamente respinto.

Nicola Magrone, ex indimenticabile Sindaco di Modugno ed all’epoca sostituto procuratore di turno, avendo aperto un’inchiesta, ordinò una perizia medica sulle condizioni di salute dei migranti, che affidò al Policlinico. Ma la questione si complicava. Siamo al 26 febbraio, fra due giorni entrerà in vigore la legge 28 febbraio 1999 n. 39, che trasformando in legge il cd. Decreto Martelli (ministro degli esteri) n.136/90 definirà le modalità per il conferimento dello stato di rifugiato. Consentirà anche, in caso contrario, i definitivi respingimenti. Tra i Tamil si diffonde la disperazione, un paio si tuffano dalla prua e vengono recuperati. un altro si procura lesioni alla testa. Ma, ormai, tutti non si nutrono da almeno tre giorni.

Nicola Magrone, non perde ulteriore tempo. Non deve essere stato facile decidere di ignorare la richiesta di Bettino Craxi, presidente del Consiglio in carica, di soprassedere alla decisione per due giorni in modo da consentire l’entrata in vigore della normativa voluta dal governo. “Per motivi umanitari” provvede a far trasportare e ricoverare al Policlinico tutti coloro che erano a rischio di vita in caso di espulsione o le cui condizioni di salute lo imponessero.

“Prima il diritto alla vita” mi ha detto Magrone nell’intervista che mi ha rilasciato sui fatti “poi, qualunque altro diritto, al primo comunque subordinato.” Aggiunge che ad un certo momento vide apparire sulla banchina don Tonino Bello e che da quest’ultimo ricevette sostegno morale, quanto non pensava esistesse.

 E così da Bari in una fredda notte del febbraio 1990, parte una storia infinita dalle soluzioni lontane, ancor oggi oggetto di accaloratissimi dibattiti e contrasti.

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