La menzogna pacifista

L’anniversario dell’invasione russa in Ucraina, le manifestazioni in Europa e i pacifisti italiani

Giovanna Sellaroli

È passato un anno da quando la Russia ha invaso l’Ucraina. 12 mesi, 52 settimane, 365 giorni di guerra. Un 11 settembre lungo un anno intero, scrive Vittorio Emanuele Parsi in un mirabile articolo sul Foglio di oggi.

A un anno esatto dall’invasione russa in terra d’Ucraina, a Minsk, oggi i bielorussi hanno issato la bandiera dell’Ucraina in segno di solidarietà col suo martoriato popolo.

Minsk, Bielorussia

A Varsavia, gli attivisti hanno svegliato alle sei del mattino i diplomatici russi con il suono di esplosioni e di sirene.

A Parigi la tour Eiffel si è illuminata con i colori della bandiera Ucraina.

Parigi, Tour Eiffel illuminata con i colori della bandiera ucraina

A Londra, quattro persone, membri del gruppo Led By Donkeys, hanno dipinto con 170 litri di vernice ecologica, 500 metri quadrati di Bayswater road, la strada di fronte all’ambasciata russa con i colori della bandiera ucraina. “L’esistenza di una enorme bandiera ucraina di fronte all’ambasciata di Londra serve a ricordare che l’Ucraina è un Paese indipendente”, hanno dichiarato gli attivisti.

Londra, ambasciata russa

A Berlino, un carro armato russo è stato allestito con i colori dell’Ucraina di fronte all’ambasciata russa.

L’Opera House di Sydney si è illuminata con i colori della bandiera ucraina. In Olanda, un organetto ha suonato l’inno ucraino davanti all’ambasciata russa, insomma nelle ultime ore, le ambasciate russe dislocate in varie parti del mondo sono state prese di mira dagli attivisti.

In Italia invece, dopo la performance di Sanremo in cui il noto conduttore ha letto una inutile lettera (non è ben chiaro quanto addomesticata) a nome di Zelensky, al quale è stato negato in maniera vergognosa un intervento in videocollegamento, è stata indetta una bella marcia della pace. Di quelle che stanno bene con tutto, come il nero, e mettono l’animo in pace con se stessi e col mondo. La pace contro la guerra, quella brutta cosa prodotta dall’espansionismo della Nato, dall’Occidente corrotto e decadente e dalla finanza avida e alimentata dalle armi inviate agli ucraini. 

Vale la pena ricordare che la Nato non si espande militarmente, ma la Nato è stata concepita per crescere attraverso adesioni spontanee e democratiche e non certo attraverso invasioni e occupazioni militari. E questo vale anche per l’Ucraina.

L’arrivo della marcia per la pace ad Assisi_foto Liverani

Alcune associazioni si sono ritrovate a Perugia, nella notte scorsa, per partecipare alla marcia straordinaria per la pace ‘PerugiAssisi’. “Non si parla mai delle vittime, delle persone, ma solo di armi. I governi devono fermare l’invio delle armi, gli ucraini devono essere protetti con la diplomazia e la politica” ha detto Sergio Bassoli del coordinamento Europe for Peace (Rete italiana pace e disarmo).

Il popolo di Santi, navigatori ed eroi, marcia per la pace, mica marcia contro il criminale Putin che ha invaso, bombardato e commesso crimini di guerra contro uno Stato sovrano.

No, in Italia no! In Italia si sono scoperti tutti pacifisti, e che diamine!

Tra i marciatori anche alcuni frati del Sacro Convento di Assisi, e con loro pacifisti storici, come l’organizzatore della marcia Flavio Lotti, molti giovani e il gonfalone della Regione Umbria. Giunti ad Assisi i partecipanti si sono fermati in piazza facendo sventolare un grande drappo con i colori della bandiera pacifista. “Siamo qui in questo tragico anniversario per assumerci una responsabilità in più” ha detto Flavio Lotti. “Per fare – ha aggiunto – quello che ancora non è stato fatto“.

Bandiere arcobaleno, una lunga venti metri che ha seguito la testa del corteo, e poi quelle delle Acli (col presidente Emiliano Manfredonia), dell’Anpi, di Emergency e i gonfaloni degli enti locali, e tanti personaggi noti e meno noti, uniti tutti da un’unica missione, farsi  “costruttori di pace”.

Un anno dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, dopo dodici ininterrotti, terribili mesi di crimini di guerra russi, di ospedali e scuole scientemente bombardate, di torture e stupri, di furti e rapimenti, di discorsi e azioni genocide, uno dei partecipanti più attivi alla marcia per la pace, il Direttore dell’Avvenire Marco Tarquinio, nell’editoriale odierno scrive: “Un anno intero di tradimenti, di guerra e di propagande di guerre. Quella russa di Vladimir Putin, innanzitutto, ma non di meno quella dell’Occidente … è vero che chi aggredisce ha sempre torto, terribilmente più torto di tutti, ma è altrettanto vero che chi doveva custodire l’aggredito, e non l’ha fatto, non ha ragione”.

Vale a dire che Putin e l’Occidente sono poste sullo stesso piano o quasi.

E no caro Direttore, persona stimabile, ma porre sullo stesso piano un criminale di guerra che fonda il suo operato su ‘valori’ di stampo nazista e di memoria hitleriana con l’Occidente democratico, no, non è accettabile.

E un Paese invaso come dovrebbe difendersi, con la mazzafionda?

Tutte le vittime civili di questa guerra sono ucraine, tutte le donne e i bambini morti sono ucraini, tutte le devastazioni e i saccheggi sono a danno degli ucraini, tutte le infrastrutture distrutte sono degli ucraini, e allora come si fa a dire “da una parte e dall’altra”? E che c’entra l’Occidente?

L’Ucraina è un Paese europeo, una nazione amica. È una democrazia colpita nella propria legittima sovranità. Quanto succede in Ucraina riguarda anche noi e il nostro vivere da liberi”, diceva Mario Draghi un anno fa, proprio nel giorno dell’invasione. Vale a dire, siamo tutti coinvolti.

Ma i pacifisti italiani no.

Meglio la resa della difesa, guerra mai” recita uno degli striscioni esposti dai marciatori, una frase anacronistica, in cui risuona la mancanza di rispetto per i tanti morti.

Ho la netta sensazione che i tanti che chiedono la resa dell’Ucraina in cambio della pace sono come coloro che prima stupravano le donne per poi chiedere il matrimonio riparatore.

Dice bene Giuliano Cazzola quando parla della telenovela dei pacifisti pro Putin: “l’Italia è un Paese che ‘tiene famiglia’ ed è sensibile – per opportunismo – alla campagna su cui sono impegnati i pacifisti pro Putin’’.

Italiani brava gente, così affezionati al reddito di cittadinanza, così bravi a scansare le tasse, così attaccati a un benessere che tutto sommato è generalizzato; nel bel Paese si mangia bene, il clima è buono, l’arte e la bellezza inebriano gli animi più sensibili, ma perché doversi sentire coinvolti in una guerra? Meglio la pace, è lapalissiano.

Un anno dopo l’Ucraina non è russa, ma l’Italia è sempre un Paese putiniano quanto l’Ungheria”, scrive Carmelo Palma su Strade.

Certo è incredibile che la sinistra italiana un tempo terzomondista questa volta sia schierata con l’oppressore. Ed è incredibile come ancora gli Stati Uniti d’America siano visti come il Grande Satana dai nostalgici nostrani del regime sovietico. Ed è incredibile come parte della sinistra abbia puntato il dito contro Volodymyr Zelensky per le parole pronunciate su Silvio Berlusconi durante la visita a Kiev del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky a Kiev

Zelensky ha risposto alle dichiarazioni che Berlusconi aveva rilasciato qualche giorno prima, appena uscito dal seggio di Milano. Il presidente dell’Ucraina ha detto che, evidentemente, a Berlusconi nessuno ha mai bombardato la casa.

Diversi leader hanno diritto di pensiero, il vero problema è l’approccio della società italiana che a quel leader ha dato un mandato”, rimarca il presidente ucraino. Ecco, questa è la vera sintesi a tutta la diatriba.

Le parole di Berlusconi hanno umiliato l’Italia, ma tutti coloro che gli hanno dato ragione con una levata di scudi davvero inaccettabile, umiliano l’Italia ancora di più.

In tal contesto non poteva mancare colui che un tempo fu tra i più accaniti inquisitori del Cavaliere, Michele Santoro che, stasera nel teatro Piccolo Eliseo di Roma, con gruppo di amici ci spiegherà come “ridare voce all’Italia senza rappresentanza”.

La parola d’ordine sarà: “Un anno di guerra è troppo!”.

Chissà cosa ne pensano gli ucraini che un anno di guerra l’hanno sentito sulla loro pelle, bombardati e presi di mira dalle armi del nemico come una preda a una battuta di caccia!

Mentre i pacifisti italiani pontificano la pace, vale la pena ricordare che ieri si è riunita l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha chiesto, ancora una volta, il ritiro immediato dell’esercito russo dal territorio ucraino, chiedendo una pace duratura.

La risoluzione ha ricevuto 141 voti a favore, tra cui l’Italia, sette contrari, tra cui la Russia, la Siria, la Bielorussia, Eritrea e il Nord Corea, e 32 astenuti, tra cui la Cina, l’India, l’Iran, Cuba e l’Armenia.

Assemblea dell’Onu
23 febbraio 2023

Il testo presentato oggi in assemblea rimarca l’impegno per la sovranità dell’indipendenza, l’unità e l’integrità territoriale dell’Ucraina e chiede la fine del conflitto e il ritiro immediato delle truppe da parte della Russia di Putin.

Per seguirci su Facebook mettete il “mi piace” sulla pagina La Voce News o iscrivetevi al gruppo lavocenews.it. Le email del quotidiano:  direttore@lavocenews.it  o  info@lavocenews.it. Grazie.