Ballottaggi: cala ancora l’affluenza alle urne

Alle 23 di ieri meno 6% rispetto al primo turno

GP

Certezze di dati ne avremo solo oggi dopo le 13, allorché dal Viminale, prima dei risultati dello scrutinio, arriveranno quelli definitivi dell’affluenza alle urne.

Ma la disaffezione al voto da parte dei cittadini appare sempre più evidente e marcata. Superfluo ricordare al lettore che le amministrative, o elezioni di prossimità, sono quelle da sempre più accorsate e suffragate. Magari perché i candidati li conosciamo e ci sono vicini, magari perché le decisioni comunali incidono più direttamente nella vita dei cittadini, sta di fatto che attirano da sempre molti più elettori delle politiche.

Ciò nonostante alle 23 di ieri sera, quando si sono chiusi i seggi del primo giorno del turno di ballottaggio, l’affluenza alle urne registrava mediamente, nei sessantacinque comuni del Paese in cui si vota, un calo del sei per cento. Aggiunto al forte calo del primo turno, rispetto alla precedente tornata, è concreto il rischio che in molti grandi e piccoli comuni il sindaco, che dovrà amministrare la città per cinque anni, sarà eletto con alle urne il quaranta per cento degli elettori aventi diritto al voto.

Per cui ottenere qualcosetta in più del venti per cento sarà sufficiente per salire allo scanno di primo cittadino.

Giusto che il Pd voglia contare a Roma e Torino, in vista delle future elezioni, quanti pentastellati appoggeranno i loro candidati, giusto che nel centrodestra Lega e Fratelli d’Italia si confrontino avendo a termine di paragone la tenuta dei candidati di Roma e Torino, il primo espressione del partito della Meloni ed il secondo di quello di Salvini.

Del tutto sbagliato, invece, che l’astensione, che attesta più di un sigillo notarile il fallimento della politica nel Paese, senza distinzione di partito o di coalizione, continua a crescere nella pressoché totale indifferenza della classe politica, sempre più interessata al potere e disinteressata al rapporto con gli elettori.

A fronte di questa tragedia della rappresentanza assistiamo solo ad appelli dell’ultima ora dei candidati e qualche ipocrita “mea culpa” di circostanza. Poi la politica, che nella realtà è sempre più lontana dall’etimologia del termine e sempre più interessata ad affari ed appalti, riprende il suo corso normale come se nulla fosse accaduto.

Provate a registrare mentalmente. o se preferite con un appunto, le promesse elettorali. Alla fine del mandato confrontatele con quanto realizzato e non avrete bisogno di cercare altre cause per comprendere i motivi del successo del partito di maggioranza assoluto in Italia, quello dell’astensione e del rigetto di una politica balorda.

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