Il mistero delle “Petre de la Mola”

Un solstizio d’inverno tra antiche pietre e riti sacri

Rocco Michele Renna

Dall’Incrocio di pietra e donna: la connessione mistica tra due complessi megalitici a 90 Km di distanza, la stonehenge della Basilicata

Nella tranquilla notte del 21 dicembre, alcuni curiosi provenienti da ogni angolo d’Italia si sono riuniti sul Monte Croccia, in Basilicata, per assistere a uno degli spettacoli più enigmatici e suggestivi che la natura e l’uomo abbiano creato insieme. Le Petre de la Mola, un complesso megalitico situato a mille metri di altezza, si sono risvegliate nell’oscurità con il misterioso richiamo del solstizio d’inverno.

Petre de la Mola

Questo affascinante sito, dove la roccia si fonde con l’arte antica, è diventato un luogo di pellegrinaggio per coloro che cercano di connettersi con le antiche tradizioni e con i segreti celati nelle pietre. La storia di questo luogo remoto risale a epoche lontane, quando l’uomo, con maestria e mistero, trasformò le Petre de la Mola in un calendario di pietra.

Il compianto professor Marco Mucciarelli, geofisico dell’Università della Basilicata, fu il primo a scoprire un singolare effetto di illuminazione a mezzogiorno in questo sito megalitico. Le Petre de la Mola, risalenti a epoche neolitiche, sembrano essere state plasmate dalla mano umana per diventare uno strumento di misure calendariali. Un intricato labirinto di incisioni e petroglifi, accuratamente posizionati, indica la maestria con cui antichi artigiani hanno creato questo enigma di pietra.

Il punto di osservazione privilegiato, segnalato da un petroglifo, offre una vista unica durante il solstizio d’inverno. A mezzogiorno, il sole sorge magicamente attraverso una fenditura artificiale, mentre al tramonto si riflette in una galleria ottenuta sovrapponendo pietre lavorate con maestria millenaria. Un gioco di luce e ombra che rivela la genialità di chi ha progettato questo luogo sacro.

La Petre de la Mola non è un caso isolato; è parte di una rete di monumenti orientati astronomicamente diffusa in Italia Meridionale. Questi antichi siti, che sfidano il tempo, sono veri e propri testimoni di una conoscenza avanzata delle stelle e del cosmo. Oltre alla loro funzione pratica di calendario, indicano anche un profondo legame con le credenze religiose dell’epoca.

Monte stella Preta ‘ru Mulacchio

La Basilicata, con i suoi segreti nascosti tra le pieghe delle montagne, offre un altro esempio di questo legame mistico con il passato. Le Petre de la Mola erano, senza dubbio, il teatro di antichi riti legati al solstizio d’inverno. Petroglifi che indicano il meridiano e la direzione del tramonto al solstizio, bacini artificiali per la raccolta dell’acqua piovana e misteriosi nomi che suggeriscono riti di fertilità, tutto contribuisce a creare un’atmosfera di sacralità intorno a questo luogo millenario.

Mentre il solstizio d’inverno riveste una grande importanza simbolica in molte culture antiche, le Petre de la Mola offrono una finestra sul passato, un antico palcoscenico in cui la luce e l’ombra danzano in armonia. La loro storia, avvolta nel mistero, ci invita a esplorare le profondità delle tradizioni perdute e a celebrare la magia di quei momenti speciali in cui la natura e la creatività umana si fondono in un’unica sinfonia.

Quindi, nella magica serata del 21 dicembre, quando il solstizio d’inverno danza tra le vette del Monte Croccia in Basilicata, la storia millenaria delle Petre de la Mola si svela con un fascino ancora più avvolgente. Ma questo affascinante complesso megalitico non è l’unico custode di antichi segreti nella regione.

A soli 90 km di distanza, nel suggestivo scenario del Cilento, si erge il Monte Stella, custode di un misterioso complesso megalitico noto come la Preta ‘ru Mulacchio. Qui, la storia s’intreccia con un “fossile culturale” che svela un rituale antico legato al solstizio d’inverno e alla fertilità delle donne.

Fino alla metà del secolo scorso, le donne in processione al santuario mariano sulla cima del Monte Stella compivano un gesto straordinario: attraversavano una stretta galleria orientata al tramonto del Sole al solstizio, strisciando il ventre sulla roccia. Questo rito di fertilità, ancorato alle radici pre-cristiane e probabilmente pre-classiche, ha plasmato il nome del megalite, chiamato ‘Mulacchio’ in cilentano, indicando il figlio illegittimo.

Sebbene alle Petre de la Mola manchino prove etnografiche di un rito simile, il nome stesso potrebbe rivelare un legame ancestrale. In lucano, la ‘mola’ è la pietra usata per affilare le lame, un compito per cui la tenera arenaria delle Petre non è adatta. Tuttavia, il nome ‘Petre’ potrebbe derivare dalla radice indoeuropea ‘mul’, la stessa di ‘mulo’, indicando l’incrocio di specie diverse, come la donna e la roccia.

L’enigma delle Petre de la Mola si allarga, collegandosi al mistero del Monte Stella nel Cilento. Entrambi i complessi megalitici, distanti solo 90 km, sembrano custodire le tracce di antichi rituali, celebrati in un passato lontano. La connessione mistica tra questi due luoghi risuona nel richiamo del solstizio d’inverno, quando la luce vince l’oscurità e la natura si fonde con la spiritualità in un’armonia millenaria.

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