Migrazione ed accoglienza

Questo articolo nasce su spunti e collaborazione di Antonio Pistillo, ambasciatore dei saperi e dei sapori di Puglia

Maria Catalano Fiore

Da tempo immemore le popolazioni migrano, le motivazioni del loro errare sono state e sono e saranno, sempre costanti, anche se si presentano di volta in volta diverse per una molteplicità di ragioni: l’uomo non nasce stanziale, sia per ricerca di cibo e sistemazione, poi il clima, le inondazioni, i maremoti, le eruzioni vulcaniche, tutti eventi naturali che l’essere umano non riesce a prevenire, gestire, tantomeno a controllare fanno il resto.

Saremo sempre nomadi tutti o in parte

Poi, in altri casi, follia o altro, di quello stesso essere che abbiamo definito umano, le genti si trovano nella drammatica condizione di scappare dalla propria terra per una speranza di sopravvivenza, persone come noi, vicine a noi.

Ed ecco che dopo l’aggressione pandemica, non del tutto superata, ecco che un’altra tragedia si presenta: la Guerra.

L’Ucraina non può essere giocata a dadi.

Anche in questo caso l’essere umano è sempre stato in guerra con qualcosa o qualcuno, preannunciando anche gli eventi. Ma la guerra, arriva comunque, con tutte le sue drammatiche conseguenze immediate e future. Vengono distrutte città, borghi ed altro ed è così che centinaia, migliaia, in questo caso, centinaia di migliaia di persone, esseri umani come noi, che fuggendo riescono a sopravvivere, ma non avendo più nulla diventano, loro malgrado profughi disperati.

Persone che scappando dalla propria Terra senza una meta, sono estremamente bisognosi di tutto il possibile. Non dobbiamo esser prevenuti o inaridirci, anche nella Storia dell’ultimo secolo i nostri nonni e poi i nostri padri si sono trovati in condizioni molto simili. Infatti, proprio noi Italiani, abbiamo avuto vari enormi flussi migratori.

Alla fine della guerra del Risorgimento, dopo il 1860 moltissimi dei sopravvissuti del Sud sono espatriati in America del Nord e del Sud, indebitandosi o svendendo quel poco che avevano per acquistare i biglietti per quelle navi non troppo dissimili dalle imbarcazioni schiaviste della tratta dei negri.

Dopo il primo conflitto mondiale, dal 1918 sino a prima dei divieti di regime, sono emigrati centinaia di migliaia di italiani, scampati dalla guerra e dalla epidemia di “Spagnola” alla ricerca di un mondo migliore.

Un “Bastimento” in rotta per l’America stipato di gente

Dopo il secondo conflitto, idem, i sopravvissuti cercano di andare via, affascinati anche dalla propaganda americana. Nonostante da noi cominci la ricostruzione, molti uomini, o famiglie che hanno perso tutto, emigrano anche verso la Francia, la Germania, città ed industrie che devono risorgere o barattati, dallo stato italiano, con carbone con il Belgio con conseguenze anche disastrose, trattati come bestie, molti perderanno la vita nelle miniere belghe per pochi centesimi, es. Marcinelle.

Minatori italiani in Belgio a Marcinelle

Poi scoppia il cosiddetto boom economico, ma non per tutti, proprio tra il 1950 ed il 1960, gli Stati Uniti hanno bisogno di braccia per le loro grandi fabbriche automobilistiche, le macchine simbolo di benessere da produrre aumentano in modo esponenziale. Altre famiglie partono dal Sud, in modo più decente, e dopo la sistemazione invogliano i parenti con “L’atto di richiamo” gestito dal consolato Usa in accodo con quello italiano. Sino ad inizio degli anni 70 sarà un esodo meno massiccio, ma ci sarà. I borghi si spopolano, anche per chi resta in Italia comincia il miraggio della grande città industriale. Città come Milano, Torino, Roma, perdono la loro identità, non possono adeguarsi alle grosse esigenze abitative, nascono sobborghi e ancor peggio baraccopoli e periferie-dormitori presenti a tutt’oggi.

Il prezzo più alto è pagato da donne e bambini, senza colpe, sradicati con violenza dalle loro radici, tradizioni, habitat, anche religione e trascinati in un nuovo mondo. Volenti o nolenti. I più deboli perderanno la vita lungo il viaggio.

Popoli in fuga: Donne, vecchi e bambini, gli uomini restano al fronte.

E non succede solo agli italiani, pensiamo all’esodo armeno, cominciato da un centinaio d’anni e mai sopito, un popolo disperato che cercano di cancellare ad ogni costo.

Oppure a quanto successo negli anni 90 nei Balcani, la terribile esplosione di violenza nell’ex Jugoslavia, proprio nel cuore dell’Europa e i tragici esodi di gente di tutte le etnie possibili.

Proprio nel porto di bari si svolgeva una delle pagini peggiori di emigrazione balcanica, La Vlora approdava carica in modo inverosimile di uomini donne e bambini in fuga dalla ex Jugoslavia.

Persone a cui tutti i baresi, a partire dal Sindaco Enrico Dalfino, hanno dato rispetto considerazione ed accoglienza.

La VLora attracca a Bari nell’agosto 1990 proveniente da Durazzo

Il nostro è un Paese straordinario, una terra che, una non oculata gestione passata ……. ha votato all’abbandono, parziale o totale, di luoghi di indicibile bellezza e perché no di ricchezza di quei saperi e sapori che l’Italia solo recentemente ha incominciato a riscoprire, valorizzare e comunicare.

Allora perché non pensare di offrire una opportunità per una nuova vita alle popolazioni in fuga proprio nei nostri bellissimi borghi abbandonati, non lasciarli a dormire per terra in scuole o palazzine varie, ma offrire loro l’opportunità di recente proposta ai nostri giovani e anziani, con l’operazione case a un euro, iniziativa finalizzata alla ripopolazione e rivitalizzazione del nostro tradizionale tessuto sociale.

Ovviamente è indispensabile che quei vecchi borghi vengano dotati da un lato dei servizi pubblici essenziali, il pronto soccorso, la farmacia, la stazione dei Carabinieri, ma soprattutto collegati da mezzi pubblici, a costi particolarmente bassi, ai centri dove c’è lavoro e vita sociale. Diversamente creiamo nuovi ghetti o banlieue, e non è proprio il caso. L’accoglienza è prima di tutto integrazione, se li confiniamo allontanandoli da noi, facciamo un pessimo lavoro.

Giacigli improvvisati, al coperto, per i più fortunati

I nostri borghi diverrebbero luoghi della accoglienza, dell’integrazione e dalla rinascita ma non solo, dobbiamo dare dignità a queste persone con un lavoro. Abbiamo una legge specifica che dobbiamo valutare.

In tal senso, gli italiani non si stanno organizzando solo sul piano dell’assistenza umanitaria, ma sul territorio sono state avviate delle iniziative per assumere dei rifugiati come lavoratori stagionali. La Confesercenti ha approntato un pacchetto di 10.000 contratti stagionali soprattutto rivolti a giovani profughi, come ha dichiarato sulle pagine del Il Messaggero” e di altre testate giornalistiche il Presidente Claudio Pica.

Ognuno sta facendo la sua parte, molte le badanti ucraine in Italia che sono andate in Patria a riprendere i loro bambini e i loro genitori, accolti da famiglie italiane. Molti dei famosi “bambini di Cernobyl hanno contattato le, allora, famiglie affidatarie per chiedere rifugio per i loro figli e aiutarli in qualche modo, ecc…. gli italiani non si tirano mai indietro, poiché sanno che significa fuggire all’estero. Soprattutto, sulla riviera romagnola gli esercenti hanno chiesto manodopera giovanile di qualsiasi sesso ed attitudine, camerieri, pulizie, bagnini, ecc….tutto ciò che i giovani italiani lo scorso anno hanno rifiutato di fare.

Non è facile che una buona azione sia sempre perfetta, lavoratori disposti a guadagnare meno non devono entrare in contrasto con gli italiani, ma la questione sociale deve armonizzarsi, ma è quello che bisogna fare.

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