Il caffè con il lettore

Il prossimo patapunfete, della Meloni?

Gianvito Pugliese

Giambattista Vico, nonostante sia italianissimo (nato e morto a Napoli il giorno 23 del giugno 1668 e del gennaio 1744) ed un filosofo, storico e giurista famoso in tutto il mondo, in Italia sembra non godere di alcuna credibilità. E’ noto per aver teorizzato il principio filosofico, poi comprovato dalla realtà, che “la storia si ripete“. Ho condensato in una breve frase la “teoria dei corsi e ricorsi storici”. Vi risparmio di approfondire il significato dei tre cicli periodici e ricorrenti: 1-l’età primitiva e divina, 2-l’età poetica ed eroica, 3-l’età civile e veramente umana. Per capirci, brevemente, “la teoria dei corsi e dei ricorsi storici” di Vico sostiene che “alcuni accadimenti si ripetevano con le medesime modalità, anche a distanza di tanto tempo; e ciò avveniva non per puro caso ma in base ad un preciso disegno stilato della divina provvidenza”.

A prescindere dalla visione religiosa (l’intervento della divina provvidenza) che può suscitare qualche remora in agnostici ed atei, il principio del ripetersi, mutatis mutandis (ndr. cambiando ciò che occorre che muti), è universalmente accettato e ritenuto una verità assolutamente certa.

E,’ infatti, una delle poche cose in cui la scienza non richiede che, per assicurare il progresso, occorra partire dal dubbio.

Premessa forse un poco lunga ma indispensabile al discorso che stiamo per affrontare insieme io e Voi lettrici e lettori. Se così non fosse che senso avrebbe consumare il caffè del mattino insieme?

Un fatto di cronaca e di politica eclatante, appena annunciato urbi et orbi (ndr. a Roma e nel mondo) è la prova provata che gli italiani a cominciare dalla vetta ignorano sia la storia, che Vico e la sua teoria sulla medesima.

Chiarisco. Giorgia Meloni, con grande enfasi ha annunciato la riforma costituzionale improntata alla elezione diretta del premier (con annessi premio di maggioranza, norme anti ribaltone e abolizione di nuovi senatori a vita). Ha aggiunto che, per consentire alla sua agognata riforma di entrare subito in vigore, si dimetterà non appena legge per andare alle elezioni ed avere il premiere direttamente eletto dal popolo.

Tutto bene, certo ma solo per chi spera di liberarsi una volta per tutte di Meloni e compagni (“Presidente, so che i compagni non le piacciono, ma se li chiamavo camerati, non era peggio?). Perchè dico questo e cosa c’entra Vico.

Spiego in due parole l’arcano, che tale poi non è. Gli italiani ho scritto dianzi non amano la storia, ignorano che i nostri avi latini, chiamarli padri, considerando il tempo trascorso, mi pare eccessivo, usavano dire historia magistra vitae (ndr. La storia è maestra di vita) e Vi assicuro che non esiste un solo detto latino che non sia azzeccato al top. Accetto prove contrarie. Mi ci gioco la camicia.

La storia insegna, ma non ha scolari” disse, saggiamente, Antonio Gramsci. Infatti, la storia, anche quella politica recente ci ha dimostrato che ogni qual volta un Presidente del Consiglio o un aspirante tale, sicuri di se stessi e del seguito di cui godono, si mettono in gioco in attività ad alto rischio, incappano in una sonora sconfitta. Sembra proprio che gli italiani in maggioranza disdegnino la politica, vedi astensionismo, sapendo che, ogni volta che hanno dichiarato la loro schiacciante volontà, sono stati gabbati con mezzucci da gioco delle tre carte.

Renzi, al 40% ed oltre di gradimento, giocò la carta del referendum, promettendo (secondo lui, “minacciando”) che se avesse perso si sarebbe ritirato dalla politica. Lo perse clamorosamente. Dovette dimettersi da premier; venendo meno alla parola data, rimase in politica, ma da leader di un partito al 40% ed oltre, è passato a guidare un partitello che non ha mai raggiunto la soglia elettorale di sbarramento del 4%. I pentastellati superano il 32% e vanno per la prima volta al governo. Pochi anni e sono dimezzati inchiodati intorno al 16%. Salvini, vice premier del governo Conte I, ottiene nel 2019 un bum di voti alle Europee che va oltre il 34%. Fa cadere Conte per conquistare il premierato e si ritrova senza le poltrone e con un pugno di mosche. Oggi da molto tempo non vede percentuali di gradimento a due cifre. Dal 34 al 9% mi pare un bel tonfo. E a Voi?

Allora perché Renzi, che tutto è tranne uno sprovveduto, i combattivi pentastellati e la macchina elettorale per eccellenza dal nome Matteo Salvini, dopo una salita fulminea ai vertici del gradimento, precipitano sul fondo del baratro altrettanto fulmineamente.

Gli italiani non amano il potere, neanche chi governa benissimo, e non è certo il caso Meloni, amano ed anelano al cambiamento sperando per una volta d’imbroccarla. Aveva torto Andreotti quando sosteneva che “il potere logora” aggiungendo sarcasticamente “chi non ce l’ha”. Il potere logora, eccome se logora. Piove, governo ladro, non è un detto coniato a caso.

Giocarsi il tutto per tutto per arrivare a godere dei “pieni poteri”, grazie all’elezione diretta, è l’ennesima sfida ad alto rischio del potente di turno.

A tutti i predecessori è andata male. Meloni ha la forza di cambiare la storia? Non lo credo, ma lei ci crede o non la conosce e vedremo chi avrà ragione. Intanto sportivamente le auguro “in bocca al lupo”.

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