Il punto sul Colle

Salvini vuole il tavolo dei leader. Letta lo gela: nessun tavolo finche resta in campo la candidatura Berlusconi. Pentastellati per il Mattarella bis

Gianvito Pugliese

Oggi Roberto Fico dovrebbe annunciare la data della prima votazione plenaria in parlamento per eleggere il successore di Mattarella, il cui incarico settennale scade il 3 febbraio prossimo.

Salvini lancia di nuovo la proposta di un Tavolo tra i leader per individuare un nome condiviso. Proposta respinta al mittente da Enrico Letta: “Fino a quando c’ è il nome di Berlusconi in campo è difficile che possa esserci un tavolo sul Quirinale”.

Per i Pd, ma Sinistra italiana e Movimento cinque stelle condividono, la candidatura Berlusconi è talmente divisiva che, se rimane in campo, ed il Cavaliere non fa una mossa per desistere, non si può neanche sedersi ad un tavolo comune.

Ora si scatenerà il solito botta e risposta, preliminare all’altrettanto solita rissa da cortile tra Carroccio e Nazareno, con il primo che accusa il secondo di discriminare, porre veti “inaccettabili” e, in ultima analisi, non volere il Presidente eletto a larga maggioranza, di cui il Paese avrebbe bisogno, e col secondo che risponde al primo: “ma quale ricerca e accordo sul metodo, se avete già il candidato unico ed indiscutibile? O si parte da zero o non se ne parla. Vorreste anche voi il presidente eletto a larga maggioranza? E Berlusconi sarebbe condiviso e condivisibile? Ma non prendiamoci in giro!

E mentre è assai probabile un reincontro a breve tra Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza, la maggioranza del vecchio Conte II, epurata da Matteo Renzi, ormai dichiarato indesiderabile, il centrosinistra non ha un nome condiviso, salvo l’improbabile Mattarella bis, che l’attuale Capo dello Stato ha escluso auspicando il meritato riposo. Ironia della sorte i più accaniti ed accalorati sostenitori della ricandidatura Mattarella sono proprio quei pentastellati che anni addietro volevano per l’inquilino del Colle l’impeachment. In fondo tutti hanno diritto a cambiare idea e chi si ravvede da vecchi errori mostra apertura ed intelligenza.

Torniamo al quadro generale.

Perchè Matteo Salvini ci tiene tanto a quel tavolo dei leader, pur sapendo che al momento e prima di metà del mese non servirebbe a nulla sul piano pratico? Salvini ed il Carroccio, se non al minimo storico nei sondaggi, ci sono molto vicini. La Lega di Salvini, sulla base del numero di rappresentanti in Parlamento, è il primo partito del centrodestra ed al suo leader spetta il coordinamento della coalizione. Ma è un coordinatore azzoppato, i sondaggi che da primo partito ad inizio d’anno fanno chiudere al terzo posto, dopo Pd e Fratelli d’Italia ne minano totalmente l’autorevolezza. Dal momento che ormai la politica è più apparenza che sostanza, un successo nel mettere ad un tavolo tutti i leader gli darebbe una boccata d’ossigeno d’immagine, soprattutto agli occhi, abbastanza sprovveduti, degli elettori padani, visto che da quella fatidica crisi ferragostana, cioè da agosto 2018, non ne ha imbroccata una che sia una, nonostante che sul piano dell'”ammuina” è il leder più attivo. Non c’è argomento su sui non spari per primo, coi rischi connessi.

Enrico Letta che di fatto saldamente coordina il centrosinistra, laddove un coordinatore non esiste formalmente, da un lato gli nega quell’assist, non ha interesse a permettergli un rialzo d’immagine, per quanto modesto, ma soprattutto avendo impostato, direi con successo, la sua segreteria del Nazareno, sull’assoluta serietà e fattibilità dei progetti, non è disposto a perdere tempo in riunioni che, si sa a priori, essere prive di qualsivoglia prospettiva giusta le obiezioni alla proposta Salvini già enunciate. C’è anche l’esigenza per la coalizione di centrosinistra di andare agli incontri “urbi et orbi” con uno straccio di proposta ad oggi totalmente assente.

Tanto per cambiare quando i nomi non si hanno perchè non c’è accordo, si comincia a discutere di metodo o di altre cose assolutamente inutili. Il centrosinistra deve andare all’incontro con una rosa di nomi accettabili, almeno in teoria, anche dall’altra parte, Diversamente da ragione a Renzi, quando dice, che il Pd rischia per la prima volta di essere marginale e di escludersi dal contributo ad eleggere il Capo dello Stato.

Di solito rifiuto previsioni e scommesse. Ma scommetterei questa volta che a breve, cioè fino a metà del mese, assisteremo all'”ammuina” appena iniziata. Con Salvini che insiste per il tavolo e Letta che lo respinge, almeno per il momento.

Una precisazione: l'”ammuina” era una tecnica di battaglia, inventata dalle truppe del Regno delle due Sicilie. I generali borbonici, prevalentemente napoletani, coniarono l’uso di quel termine come tattica militare. All’ordine “facimm ammuina” le truppe schierate si muovevano da destra a sinistra e viceversa, dando al nemico l’impressione di volersi schierare meglio per l’attacco imminente, che in realtà non sarebbe venuto affatto.

Ancora una volta devo dare ragione a Renzi quando afferma che il centrodestra avrebbe i numeri ma non il candidato per il Colle. Berlusconi, a prescindere dalle mille ragioni d’inopportunità della sua candidatura, non ha il voto dei cespugli di centrodestra, indispensabili, non ha i voti dei parlamentari contrari allo scioglimento anticipato del parlamento, insomma è una “fetecchia” di candidato, tanto per rimanere nell’uso dei termini napoletani, che sono incisivi come pochi altri al mondo,

E se sia da destra che da sinistra al momento non ci sono serie proposte capaci di far convergere quei due terzi di voti (Deputati, Senatori e tre rappresentanti per Regione) che nelle prime tre votazioni sono indispensabili, non resta appunto che fare “ammuina”.

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