Il caffè con il lettore

La crociata pro neo nazi-fascismo di Alessandro Sallusti.

Gianvito Pugliese

L’occhiello del caffè … di questa mattina è riassuntivo. Non potremmo scegliere un altro diverso, alla luce di quanto ha scritto su Il Giornale, che è ritornato a dirigere. “Canfora e gli insulti scambiati per libertà” titola l’articolo del direttore Sallusti.

Carissime/i ospiti del solito caffè … (con cornetto annesso) di questa mattina, Dopo alcuni giorni di silenzio, gli argomenti accumulati non mancavano di certo ed alcuni certamente più significativi ed eclatanti di un osceno commento, da difensore d’ufficio, di Sallusti a sostegno della querela presentata dalla Meloni nei confronti di Luciano Canfora.

Quell’articolo che ha raggiunto il top dell’esaltazione del pensiero unico neonazista e neofascista va esaminato e commentato non dico punto per punto, che risulterebbe monotono per la nostra discussione e per il lettore, ma quantomeno nei passaggi più significativi e “qualificanti” di “quell’opera d’arte” di auto siluramento. Ironia della sorte i siluri la Meloni, ricorderete di certo, quando era segretaria del partitello del 4%, li voleva utilizzare per affondare i natanti dei migranti. E quanto accaduto sulla costa di Cutro, a pochi mesi dall’insegnamento del Governo Meloni, ci deve far riflettere e va letto alla luce di quelle precedenti dichiarazioni. Vi invito a leggere l’articolo su Lifegate/Daily, “Perché il naufragio di Crotone non è stato un incidente“, di Maurizio Bongioanni.

Ma torniamo a Sallusti e al suo attacco scomposto a Luciano Canfora. Un’autentica furia nel destreggiarsi tra la difesa della padrona (Giorgia Meloni) e l’attacco al disturbatore della quiete di Palazzo Chigi, che trattandosi di un personaggio del livello eccelso di Luciano Canfora farebbe tremare i polsi a chiunque, ma non al crociato Sallusti, che sventola urbi et orbi, o se preferite ai quattro venti, il suo garantismo di facciata, che si rivela in realtà un giustizialismo da Santa Inquisizione.

Non so francamente che grande notizia sia il fatto che “Luciano Canfora durante una lezione tenuta il 12 aprile 2022 agli studenti del liceo Fermi di Bari” abbia affermato che “Giorgia Meloni è neo-nazista nell’animo” e che, quindi “a distanza di due anni l’anziano professore si ritrova a dover rispondere penalmente di quell’affermazione falsa e offensiva davanti a un tribunale“. Il garantismo è, già dall’introduzione dell’articolo, andato a farsi benedire. Sallusti, sostituendosi, all’intera Suprema corte di Cassazione, ha già stabilito che si tratta di “affermazione falsa e offensiva“, ma non basta ha sancito pure che quel commento, di evidente natura politica, non rientra tra quelli garantiti dalla libertà di espressione ex art. 21 della nostra Carta costituzionale. Dunque, Sallusti riassume in sé non solo il potere decisionale definitivo della Corte di Cassazione, ma lo esercita congiunto ai poteri della Corte costituzionale, unica deputata a definire i limiti disegnati dalle libertà costituzionali garantite ai cittadini.

Non pago di essersi attribuito quei due poteri congiunti, gli manca solo il terzo, il Giudizio Universale riservato al Padre eterno, e siamo al completo, prosegue spiegando a noi lettori, poveri imbecilli a cui le cose vanno fatte capire in modo elementare, che “Non essendo nazista, Giorgia Meloni lo ha lasciato in vita, non gli ha scatenato contro squadre di picchiatori, si è limitata a querelarlo come da diritto costituzionale“. Un’affermazione grave. anzi, gravissima. Non so Voi, ma io ci leggo tra le righe una istigazione che potrebbe mettere in pericolo l’integrità fisica del prof. Luciano Canfora. Sallusti conosce assai meglio di me il modo di ragionare, se pur ragionano, dei picchiatori neofascisti e sa bene quanto poco basti per istigarli all’odio ed alla violenza. Trovo che, astutamente, non l’abbia fatto apertamente, ma dando un suggerimento velato che non può non essere stato recepito da quella marmaglia che, piaccia o no, milita ed è collaterale a Fratelli d’Italia.

Con la finezza che lo contraddistingue, non molto diversa da quella degli altri suoi due omologhi della Troika giornalistica meloniana, parte con gli insulti, questi sì veri ed ingiustificati: “siamo di fronte a un caso umano, quello di un ultra-comunista ultra-ottantenne sconfitto dalla storia, trombato alle uniche elezioni in cui si è presentato, che sta scaricando a terra le ultime gocce di bile che gli sono rimaste in corpo” e completa l’opera indignandosi che Canfora, uno “storico e filologo (lo studio linguistico dei testi) che travisa la storia e la lingua può restare, come è, professore emerito di un’università italiana (quella di Bari) e membro della commissione scientifica dell’Enciclopedia Treccani, cofondata da Giovanni Gentile e ancora oggi una delle massime istituzioni culturali del mondo“.

Francamente, mi rifiuto di commentare l’immediatamente successivo autogol di un giornalista che si arroga il diritto di sancire, come giudice unico e definitivo, se una frase, pronunciata da un accademico di livello pressoché unico, rientri o meno, nella “libertà di espressione“. Siamo al patetico ed al ridicolo.

Ma non basta, perché quando si comincia a precipitare in basso, non c’è davvero fondo. Si affretta a concludere che non la Meloni, ma Canfora, “vecchio signore“… ” No, non dovrebbe fare parte della democrazia tenere uno come Canfora in luoghi l’università, la Treccani il cui compito è trasmettere e tramandare cultura, onestà e rispetto“. Francamente l’italiano, Sallusti, qui è parecchio carente.

E, fatto 99, perché non fare 100, e chiude l’articolo con l’esaltazione del pensiero unico di marca dittatoriale: “Canfora è un disonesto e chi firmerà l’appello in sua difesa si metterà sul suo stesso piano“.

Bene Sallusti, io lo firmo ed essere definito disonesto da Te, credimi è davvero un onere impagabile.

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Canfora e gli insulti spacciati per libertà

28 Marzo 2024 – 10:00

Canfora e gli insulti spacciati per libertà (titolo)

“Giorgia Meloni è neo-nazista nell’animo”, disse sicuro Luciano Canfora durante una lezione tenuta il 12 aprile 2022 agli studenti del liceo Fermi di Bari (occhiello)

Testo

«Giorgia Meloni è neo-nazista nell’animo», disse sicuro Luciano Canfora durante una lezione tenuta il 12 aprile 2022 agli studenti del liceo Fermi di Bari. A distanza di due anni l’anziano professore si ritrova a dover rispondere penalmente di quell’affermazione falsa e offensiva davanti a un tribunale. Non essendo nazista, Giorgia Meloni lo ha lasciato in vita, non gli ha scatenato contro squadre di picchiatori, si è limitata a querelarlo come da diritto costituzionale. Il 16 aprile Canfora si dovrà presentare in aula e già si sta scaldando il tribunale del popolo in servizio permanente per intimorire la corte legittima: trenta associazioni di sinistra e 250 intellettuali d’area hanno firmato un documento in difesa sua e della «libertà di espressione».

Più che a un caso politico siamo di fronte a un caso umano, quello di un ultra-comunista ultra-ottantenne sconfitto dalla storia, trombato alle uniche elezioni in cui si è presentato, che sta scaricando a terra le ultime gocce di bile che gli sono rimaste in corpo. La vera notizia è che, purtroppo, uno storico e filologo (lo studio linguistico dei testi) che travisa la storia e la lingua può restare, come è, professore emerito di un’università italiana (quella di Bari) e membro della commissione scientifica dell’Enciclopedia Treccani, cofondata da Giovanni Gentile e ancora oggi una delle massime istituzioni culturali del mondo.

Senilità a parte, come si fa ad affiancare Giorgia Meloni non dico al fascismo, che già sarebbe una bestemmia, ma addirittura al nazismo? Con che coraggio lui e i suoi accoliti possono sostenere che la frase «Meloni neo-nazista nell’animo», pronunciata per di più in luogo accademico, debba essere tutelata dalla «libertà di espressione», diritto sacrosanto che deve però contemplare verità e rispetto?

Provo pena per questo , non per chi oggi scommetto – sosterrà che nella querela della Meloni c’è la prova del suo non essere democratica. No, non dovrebbe fare parte della democrazia tenere uno come Canfora in luoghi l’università, la Treccani il cui compito è trasmettere e tramandare cultura, onestà e rispetto. Canfora è un disonesto e chi firmerà l’appello in sua difesa si metterà sul suo stesso piano.