Un progetto/studio tutto pugliese nella diagnosi dei tumori

Per diventare persone di successo è necessario conservare empatia per il prossimo, coltivare i propri sogni e nutrire le proprie speranze, Non ci si deve mai arrendere. Sacrificarsi oggi significa sorridere domani.

Maria Catalano Fiore

Si devono ad una Equipe barese i nuovi progressi sui risultati della diagnosi di più tipi di tumore.

Uno studio senza sosta del Gruppo di Ricerca coordinato dal Professor Antonio Scilimati del Dipartimento di Farmacia-Scienze del Farmaco dell’Università agli Studi di Bari, impegnato sempre nel trovare nuovi farmaci e soluzioni per più specie tumorali. A gennaio, segnalato per l’impegno nella cura di un grave tumore al cervello che colpisce i bambini, il glioma pontino intrinseco diffuso (Dipg). Un tumore che colpisce i bambini tra i 6 e 7 anni e si manifesta con gravi deficit nel movimento e nella deglutizione. Sfortunatamente per questi poveri piccoli la loro sopravvivenza è di massimo 16-24 mesi. Innovativo è l’utilizzo di farmaci e molecole che possono alleviare sintomi ed alimentare delle speranza di recupero.

Ecco il Gruppo di Ricerca dell’Università di Bari, coordinato dal Prof. Antonio Scilimati e le Dottottoresse Maria Grazia Perrone, Savina Ferorelli, Antonella Centonze, Morena Miciaccia, Roberta Solidoro e dal Dottor Antonio Carrieri.

Infatti, più recentemente, la stessa Equipe medica, è stata selezionata da “100 Italian Life Sciences Stories”, nel suo rapporto annuale, tra le equipe migliori sull’innovazione italiana delle Scienze della Vita nel 2020, per quanto riguarda la diagnosi e la cura del Tumore all’ovaio.

Lo studio condotto sempre sotto la direzione del prof. Antonio Scilimati, in collaborazione anche con l’università di Bergen, consentirà grazie ad una sonda fluorescente che evidenzia masse tumorali, troppo piccole per essere rilevate con gli strumenti ordinari, di agire tempestivamente su un tumore solitamente diagnosticabile in fase avanzata e che nel 70% delle pazienti, ne determina il decesso entro pochi anni. Una sonda non invasiva, permette poi, una rimozione mirata di questi piccoli nuclei evitando l’asportazione dell’utero.

Una notizia senza dubbio positiva per tutte le donne, che in età ancora fertile subiscono questa importante amputazione. Ancora meglio, gli ospedali potranno essere dotati di Kit per effettuare questa diagnosi precoce ed ottenere una chirurgia meno invasiva e più efficiente nella lotta a questo tipo di tumore, riducendo recidive e incrementando la sopravvivenza delle pazienti.

Sicuramente un’ottima notizia.

Anche se in questo particolare momento si parla solo di Covid 19 e dei suoi aspetti devastanti, non dobbiamo dimenticare chi soffre, e muore, per altre patologie importanti o fortemente invalidanti. Soprattutto non dimenticare i tanti ricercatori che giorno dopo giorno studiano e testano, come migliorarci la vita. Grazie a tutti voi!

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