Ritrovato il bimbo scomparso a Kabul nella ressa dell’aeroporto

Affidato dai genitori ad un marine Usa per timore che fosse schiacciato, se ne erano perse le tracce

Gianvito Pugliese

Buona domenica gentili lettrici e cari lettori.

Apro oggi il nostro giornale con una notizia che trovo molto bella: il ritrovamento a Kabul del neonato, la fragile creatura che i genitori, in attesa di entrare in aeroporto, per timore che venisse schiacciata dalla calca, avevano affidato ad un marine Usa la scorsa estate, senza più riuscire a trovarla.

Entrambi i genitori ed i suoi fratelli, di 17, 9, 6 e 3 anni furono evacuati negli Stati Uniti, ma del più piccolino più nulla. Non riuscirono a rintracciare né il marine, né il figlio più piccolo.

Dagli Stati Uniti recentemente i genitori hanno lanciato un commovente appello per chiedere aiuto e poter, così, ritrovare Sohail Ahmadi, che ora ha sei mesi.

Sa di miracolo, natalizio o meno: Sohail è stato ritrovato a Kabul. In questi mesi è scampato ad un sequestro ed è stato amorevolmente curato da un tassista di Kabul, nella cui abitazione è stato rintracciato.

Al momento, non ci sono conferme ufficiali sull’identità del bimbo. Ma l’Afghanistan non è, purtroppo, una Paese normale e la cosa non desta certo meraviglia.

Mirza Ali Ahmadi e sua moglie Suraya riabbracceranno presto, insieme ai loro altri quattro figli, il piccolo Sohail, in procinto di essere riportato alla sua famiglia.

Non mi resta che augurare, anche a nome di tutta la mia redazione e di Voi lettori de lavocenews.it, alla famiglia Ahmadi, finalmente al completo, gli auguri per un Natale che, certamente, per loro sarà unico.

“Salud, amor, dinero y tiempo para gustarle”. Traduzione superflua, si capisce facilmente. Non conoscevo questo augurio, finché non me lo rivolse una sera, in un ristorante di Lecce, Jorge Bolet, un grandissimo pianista di origine cubana (1914), naturalizzato statunitense a trent’anni, scomparso prematuramente nel 1990. Rimasi esterefatto per il gesto che seguì l’augurio. Bolet, svuotato il bicchierino, lo frantumò nella mano destra. Ero profondamente commosso, le mani di Bolet, eccelso pianista, erano un bene preziosissimo. Lui mi spiegò che a Cuba, dopo l’augurio, si frantuma il bicchiere in cui si è bevuto, perché nessuno possa più utilizzarlo.

Ebbene alla famiglia Ahmadi, ricostruita nella sua interezza, rivolgo quell’augurio che trovo bellissimo, ma, se me lo permettete, lo estendo al tassista di Kabul dal grande cuore. In un Paese in quella situazione, incontrare un uomo così è un vero privilegio. Di nuovo, buona Domenica, siamo entrati nella settimana di Natale. Auguri!

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