Il caffè con il lettore
La nuova Polonia a maggioranza europeista abbandona Orban. Con lui resta solo la Meloni.
Gianvito Pugliese
Donald Tusk, presumibilmente il nuovo primo ministro polacco, ritiene che la Polonia debba fare di tutto, per sbloccare i fondi dell’UE, che la politica del suo predecessore aveva fatto finire in lista d’attesa perenne.
Intatti, Tusk, ancora per poco leader dell’opposizione, durante il viaggio per Bruxelles ha dichiarato: “La Polonia deve utilizzare tutti i metodi possibili per accedere ai fondi congelati dell’Unione europea nel tentativo di risolvere le divergenze tra Varsavia e l’UE che hanno portato a trattenere i finanziamenti assegnati”..
Tusk, dopo che i partiti filoeuropei hanno ottenuto la maggioranza nelle elezioni politiche polacche del 15 ottobre, una volta nominato primo ministro, mira ad ottenere l’accesso ai miliardi di euro che l’UE ha sospeso a causa delle preoccupazioni sull’indipendenza della magistratura. sotto il precedente governo nazionalista.
In una conferenza stampa televisiva ha aggiunto: “Sono qui come leader dell’opposizione, non come primo ministro, ma il tempo passa. Ho dovuto prendere questa iniziativa prima che venissero prese le decisioni finali, perché tutti i metodi, compresi quelli non standard, dovevano essere utilizzati per recuperare il denaro che la Polonia merita”.
Si tratta dei 35,4 miliardi di euro (37,41 miliardi di dollari) in sovvenzioni e prestiti dal Piano di ripresa e resilienza dell’UE.
Le preoccupazioni dell’UE per le riforme giudiziarie polacche, che incidevano sull’indipendenza della magistratura, mettendola sotto l’indirizzo e controllo del governo in carica, bloccano altresì l’accesso di Varsavia ai 76,5 miliardi di euro di “fondi di coesione”. Denaro destinato ad aumentare il tenore di vita nelle regioni più povere d’Europa.
Ora in Polonia affermano i media si aspetta “di vedere chi il presidente Andrzej Duda, alleato dell’amministrazione uscente di Diritto e Giustizia (PiS), incaricherà di formare un governo” . E sostengono anche che “Il PiS è arrivato primo alle elezioni, ma difficilmente riuscirà a trovare un partner con abbastanza seggi per formare un governo di coalizione”.
Tusk ha incontrato Duda martedì. Nella conferenza stampa ha detto: “Dopo aver incontrato il presidente Duda, ho motivo di essere cautamente ottimista… Tutto indica che la cooperazione dovrebbe essere quanto più armoniosa possibile. …Ci ha assicurato che rispetterà i risultati elettorali, che se fosse confermato che l’opposizione ha la maggioranza, non esiterebbe e le darà il compito di formare un governo”.
Se Duda sarà di parola la nomina di Tusk è imminente.

Il vento di destra in Europa si è fermato, unitamente all’antieuropeismo, ormai rappresentato dal solo Victor Orban, che si è candidato ad una pessima fine. Ed Orban ha una sola alleata: la presidente dei sovranisti e nazionalisti europei Giorgia Meloni.
Quest’ultima continua a giurare e spergiurare che Victor Orban per lei è come un fratello. Solo che il fratello ogni volta che si parla d’immigrazione, principale problema del nostro Paese, anche per la sua collocazione geografica, mette veti e bastoni tra le ruote. A prescindere dalle uscite folkloristiche, che appartengono al dna del leader ungherese (“sono stato stuprato”), di fatto “il fratello” non d’Italia, ma degli interessi suoi, blocca le riforme e così facendo impedisce la risoluzione del problema principe del governo Meloni. Una questione su cui si gioca la partita del rimanere o meno a Palazzo Chigi.
A proposito di politica estera ho scritto di “schizofrenia dell’Italia meloniana“. Saprà uscire Giorgia Meloni da questo cul de sac in cui si è cacciata mani e piedi.
Da italiano che ama il suo Paese, mi augurerei di si, ma da giornalista attento a guardarsi attorno, vivo il timore che continuerà a rinviare l’inevitabile e lo farà fino a che sarà troppo tardi per mettere il classico passo indietro. La Meloni su quella Presidenza europea ha puntato alla sua crescita politica. Fatica, dunque a comprendere che può essere invece la sua fine. Ed è un fatto caratteriale: dal nulla è arrivata parecchio in alto inseguendo il suo sogno. Difficile rassegnarsi alla fine del salto di qualità internazionale. Una umana debolezza che posso anche apprezzare e guardare con simpatia, ma che nulla toglie al baratro al quale si avvicina a grandi passi.
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