Il caffè con il lettore

I perché di un appuntamento mancato.

Gianvito Pugliese

Carissime/i ospiti del caffè… se non mi do una regolata con l’orario, tanto vale chiamarlo caffè? Thè o camomilla?

Oggi devo una spiegazione, anzitutto alle mie ospiti ed alle lettrici, sul silenzio osservato l’8 marzo, Festa della Donna. Scrivo spiegazione e non giustificazione per i motivi che vi enuncerò sinteticamente qui di seguito, è domenica ed ognuno ha impegni di famiglia o con gli amici.

Molti di Voi mi conoscono talmente bene e sanno dei fatti della mia vita così tanto -con i miei lettori sono un libro aperto- che la ragione principale del mio silenzio consiste nel fatto che l’8 marzo a casa nostra (di Lidia Petrescu e mia) non è più una festa da cinque anni or sono, quando intorno alle due, mentre si preparava ad uscire per fare i suoi bisogni, la nostra Ella, un pastore tedesco femmina di quasi 12 anni, è crollata a terra dinanzi all’ingresso.

Il suo generoso cuore, che dall’età di un anno aveva dovuto combattere con una perniciosa insufficienza pancreatica, si è irrimediabilmente fermato. Lidia ed io, qualcosa di cani ne sappiamo e abbiamo fatto tutto il possibile per rianimarla, ma quando arriva il tuo momento c’è poco o nulla che si può fare per allontanare la signora in nero con la falce.

L’aspettativa di vita con il suo male era di quattro o cinque anni, Ha sfiorato miracolosamente la dozzina e ci ha letteralmente ricoperti di tanto di quell’amore che non provo neanche lontanamente a descrivere.

Ella era ed è un membro della nostra famiglia, come lo è il gatto nero Mike, entrato in casa che aveva 7/8 giorni, abbandonato dalla madre perché dato per spacciato, a cui Ella -già grandicella- ha fatto da madre. Era diventata, infatti, “Zia Ella” e Mike l’amava e rispettava. Così come della famiglia è Rass, un favoloso pastore tedesco maschio, che Lidia è andata a prendere in Romania. Sono arrivati a casa dopo un viaggio da Odissea due anni or sono.

Dunque, l’8 marzo ci si scambia a casa piuttosto le condoglianze che gli auguri.

Ma non è questa la sola ragione.

Credo che la Donna, sia la più bella creatura del creato. A parte che senza il coraggio delle donne -il parto è un atto d’amore e di grande coraggio-, se a partorire dovessimo essere stati noi uomini, l’umanità si sarebbe estinta da millenni, sarebbe bello talvolta rileggere le parole del Santo protettore del nostro Paese, quel Francesco d’Assisi che, in pieno oscurantismo medioevale, mentre imperava il pensiero oscuro di tal Iacopone da Todi, dedicò a Santa Chiara e attraverso lei al mondo femminile pagine di un’immenso amore, ammirazione e devozione, che ancor oggi dovrebbero entrare a far parte del nostro costume e della nostra educazione.

Non ripeterò i motivi per cui sono stato e sono contrario alla legge sul femminicidio. Sono fermamente determinato a far si che davvero quel triste e orrendo fenomeno debba essere definitivamente estirpato e ciò comporta un mutamento radicale di costumi e di mentalità, che deve partire dalla famiglia, dalla prima educazione e dalla scuola. Premessa necessaria perché non si parli più di parità di genere, che deve essere la norma, non l’eccezione per gentile concessione di un legislatore incapace e distratto.

Ed alla donna, moglie, figlie, compagna o semplicemente amica o conoscente va fatto omaggio tutti i santi giorni dell’anno. Loro, unite, sanno difendere i loro diritti e lo hanno dimostrato negli anni, combattendo contro pregiudizi e privilegi millenari, ma è da noi uomini che deve partire il movimento per il riconoscimento delle eccelse qualità delle donne.

Chi non ricorda quanto le ragazzine erano, a parità di età, più mature e consapevoli di noi maschietti. Se avessero avuto le stesse occasioni ci avrebbero superati e lasciati fermi alla partenza da tanto tempo fa. E quelle occasioni mancano ancora e qui un altro punto fermo: lo Stato non deve lesinare risorse per dare alle donne modo di esprimere al top la loro creatività e le elevatissime capacità in tutte le attività, un tempo riservate all’uomo.

Oltretutto, per un Paese e per una intera società è demenziale non consentire loro di lavorare al meglio delle loro possibilità: è una legge economica elementare che continuiamo ottusamente ad ignorare, con danni cospicui all’economia del Paese e del Mondo.

Non possiamo certo consolarci, alibi sporco e meschino, osservando che le nostre donne stanno mille volte meglio di quelle capitate, per doloso abbandono dell’Occidente, sotto il crudele e demenziale giogo dei talebani. Non è guardando indietro che il mondo progredisce, ma guardando avanti, al futuro, costruendo tempi più civili e assolutamente paritari. Ed indietro dobbiamo guardare per sostenere ogni giorno quelle povere creature abbandonate nelle loro impari battaglie.

Ho paura, e lo confesso, che la resistenza dell’uomo non sia solo un fatto di privilegi da difendere, quanto autentica fifa di un confronto alla pari. Se quelle ragazzine mature, cresceranno in una società anche a loro misura, temo che il confronto finale non ci vedrà di certo primi. E’ un male? Io credo assolutamente che sia il massimo a cui dobbiamo aspirare.

A domani.

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