Il caffè con il lettore

Le primarie repubblicane Usa ci riservano sempre importanti novità. Spesso sgradevoli.

Gianvito Pugliese

Andiamo, care/i ospiti del caffè…, a fare un salto in America tra Washington e New York per raccogliere le voci, che si susseguono a ritmo veloce sulle primarie repubblicane che ci stanno riservando imprevedibili novità.

L’ultima è il ritiro di Ron De Sandis, governatore della Florida. Era stato dato come l’unico repubblicano capace di battere Trump, ma sembra che la sua campagna elettorale, già partita troppo tardi, regalando a Trump un semestre senza avversario, sia stata condotta malissimo, anche sprecando soldi e rimanendo a secco nel bel mezzo delle primarie.

La goccia che deve aver fatto traboccare il vaso di De Santis la sua sconfitta contro Trump in Iowa, meno di una settimana fa, che lo ha indotto a mollare alla vigilia (due giorni) della importante sfida delle primarie del New Hampshire.

Resta, dunque, in campo conto il Tycoon solo l’ex ambasciatrice delle Nazioni Unite Nikki Haley.

Immediato il voltafaccia di Trump su De Santis, che fino a ieri descriveva come il peggior delinquente della politica americana. Da stamattina è diventato San Ron De Santis. Lo riconosco: la conversione sulla via di Damasco al confronto è davvero poca cosa. Tanto perché De Santis nel ritirarsi, a sorpresa, anziché annunciare l’appoggio alla candidata Haley, con cui aveva mantenuto durante la sua corsa alla candidatura repubblicana un rapporto corretto ed amichevole, ha reso noto che avrebbe appoggiato Donald Trump.

C’è chi dice che De Santis sia stato indotto a questa scelta dalla sua base elettorale più propensa a sostenere Trump che la Haley, ma circola sempre più insistente la voce di una trattativa De Santis-Trump per la vice presidenza. Un accordo molto facilitato dalla stessa Haley, che aveva da poco sdegnosamente rifiutato l’offerta di Donald Trump, dichiarando che per nessun motivo al mondo avrebbe accettato di essere il suo numero due.

La strada sembra spianata per Trump, nonostante i processi che vedono imputato il Tycoon si stiano mettendo male. E’ incredibile la scelta degli americani in questo senso. A dire il vero gli ultimi a meravigliarsi dovremmo essere noi italiani, che situazioni simili abbiamo vissuto. E guarda caso i candidati con pendenze giudiziarie e moralità discutibilissime, sono tutti amici e sodali di Vladimir Putin.

Comunque la Haley è un osso duro e sta dimostrando di avere personalità da vendere. Speriamo in un suo exploit, perché senno i prossimi quattro anni assisteremo a degli States governati all’insegna dell’isolazionismo, dell’affarismo di bassa lega, e dalla dipendenza da Putin, svenduta agli allocchi come preziosa e prestigiosa amicizia e solidarietà tra “uomini forti”. Questo è Trump e null’altro.

Dita incrociate. A domani.

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