Ieri prima audizione pubblica per l’assalto del 6 gennaio a Capitol Hill

La Commissione d’inchiesta (panel) ha tenuto l’audizione ieri sera consentendo la diretta video. La prima udienza è stata seguita da molti milioni di spettatori.

Gianvito Pugliese

Oggi al centro dell’attenzione sia della stampa inglese che americana, c’è l’audizione di ieri sera. tenuta in diretta video dalla Commissione d’inchiesta della Camera dei rappresentanti sui fatti del 6 gennaio 2021, quando seguaci di Trump, convinti dal Presidente uscente che l’elezione di Biden fosse frutto di una frode elettorale, assaltarono la sede del Congresso per impedire l’insediamento del neo eletto Presidente.

 Il panel della Camera ha dato la colpa a Donald Trump ieri sera, affermando che non si è trattato di un assalto spontaneo, ma in realtà di un “tentato colpo di stato”, risultato diretto della macchinazione ordita dal presidente uscente, sconfitto, per ribaltare il legittimo esito delle elezioni del 2020.

Un video di 12 minuti, mai visto prima incentrato sulla violenza mortale e le inaspettate testimonianze nella cerchia più ristretta di Trump, ha offerto dettagli avvincenti utili a provare che le reiterate bugie di Trump sulla frode elettorale e la sua macchinazione per fermare la vittoria di Joe Biden hanno portato all’attacco al Campidoglio e messo in pericolo la democrazia americana

Bennie Thompson

Bennie Thompson, presidente della giuria: “La democrazia è stata messa in pericolo. Il 6 gennaio è stato il culmine di un tentativo di colpo di stato, un tentativo sfacciato, come disse un rivoltoso poco dopo il 6 gennaio, di rovesciare il governo. La violenza non è stata casuale“.

L’ex procuratore generale Bill Barr, ha testimoniato di aver detto a Trump che le affermazioni di un’elezione truccata erano “merda”.

La figlia dell’ex presidente, Ivanka Trump, ha testimoniato di aver fatta propria l’opinione colorita espressa da Barr, secondo cui non c’era frode elettorale: “Ho accettato quello che ha detto.”

Sono stati mostrati video che ritraggono i leader degli estremisti Oath Keepers e Proud Boys che si preparavano a prendere d’assalto il Campidoglio per difendere Trump. 

Sia l’uno che l’altro hanno dichiarato al comitato di aver assaltato il Campidoglio perché Trump glielo aveva chiesto.

Liz Cheney, vicepresidente della commissione d’inchiesta: “Il presidente Trump ha convocato una folla violenta. Quando un presidente non fa i passi necessari per preservare la nostra unione – o peggio, provoca una crisi costituzionale – siamo in un momento di massimo pericolo per la nostra repubblica”.

Sgomento ha suscitato nel pubblico in aula la lettura di un resoconto letto dalla Cheney in cui quando Trump viene a sapere che la folla del Campidoglio stava inneggiando all’impiccagione del vicepresidente Mike Pence, commenta che “hanno ragione” e che “se lo merita”.

Trump odiava Pence, per aver disatteso, da Presidente del Congresso, il suo ordine di impedire la certificazione della vittoria di Biden.

L’agente Harry Dunn, in servizio il 6 gennaio a Capitol Hill, ha pianto mentre le riprese mostravano i rivoltosi picchiare i suoi colleghi con aste da bandiera e mazze da baseball.

Caroline Edwards, ufficiale di polizia del Campidoglio ha dichiarato di essere scivolata nel sangue di altre persone mentre i rivoltosi la scavalcavano. Ha subito lesioni cerebrali nella mischia. “Era una carneficina, era il caos”, ha aggiunto.

Trump in dolce compagnia

Trump, radicato impenitente, ha respinto nuovamente l’indagine e ha dichiarato sui social media che il 6 gennaio “rappresentava il più grande movimento nella storia del nostro Paese“.

Gli hanno fatto eco I repubblicani della Commissione Giustizia della Camera che hanno twittato: “Tutte vecchie notizie.”

Le due ore di audizione di ieri e le prossime settimane di audizioni pubbliche potrebbero non incidere minimamente nell’elettorato di un’America, politicamente polarizzata, che ha perso pressoché totalmente la capacità di premiare il governo meritevole e punire quello incapace. L’indagine del comitato con 1.000 interviste è comunque destinata a rimanere un esempio mirabile di serietà investigativa nella storia del Congresso. 

Il rapporto finale, sostengono i “bene informati” descriverà in dettaglio l’attacco più violento al Campidoglio da quando gli inglesi vi appiccarono il fuoco nel 1814.

La rivolta ha lasciato a terra più di 100 agenti di polizia feriti, picchiati e insanguinati, mentre la folla di rivoltosi pro-Trump, alcuni armati si è lanciata all’interno del Campidoglio. Almeno nove persone presenti sono morte durante o poco dopo gli scontri.

Le forze dell’ordine hanno segnalato un picco di minacce contro i membri del Congresso.

L’America è divisa, in vista delle elezioni di medio termine per il controllo del Congresso. La maggior parte delle reti televisive ha trasmesso ieri l’audizione in diretta. Si è astenuta solo Fox News Channel.

La figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney, ha riferito che Trump invitò i suoi sostenitori al Congresso per “combattere a morte” per la sua presidenza, mentre si procedeva alla ratifica di routine.

Tra i testimoni il documentarista Nick Quested, che filmò i Proud Boys durante l’assalto al Campidoglio, ma anche un incontro tra il presidente del gruppo Henry “Enrique” Tarrio e un altro gruppo estremista, gli Oath Keepers, la sera prima in un vicino garage. .

Documenti ottenuti da tribunali del Paese mostrano membri dei Proud Boys e Oath Keepers che stavano affrontando già da novembre la necessità di combattere per mantenere Trump in carica. Sia i leader sia diversi membri dei due gruppi sono stati incriminati con accuse di sedizione per l’attacco in stile militare.

Nelle prossime settimane, la giuria dovrebbe concentrarsi sulla campagna di Trump “Stop the Steal” (Ferma il furto) e la pressione illecita che ha esercitato sul Dipartimento di Giustizia per invertire i risultati della sua sconfitta elettorale, nonostante dozzine di ricorsi giudiziari respinti e il suo stesso procuratore generale che attesta che non c’era nessuna frode.

 I repubblicani hanno bloccato la formazione di un organismo indipendente per indagare sull’assalto del 6 gennaio.

Ma la presidente della Camera Nancy Pelosi, creata la commissione d’inchiesta superando le obiezioni del leader repubblicano del Senato Mitch McConnel, ha rifiutato la nomina ai deputati designati dai repubblicani che avevano votato il 6 gennaio contro la certificazione dei risultati elettorali, nominando infine sette democratici e due repubblicani.

Il leader repubblicano della Camera Kevin McCarthy, che è stato coinvolto nell’indagine, ha fatto eco a Trump ieri, definendo la giuria una “truffa” e l’indagine come una “cortina fumogena” politica.

Il Dipartimento di Giustizia ha arrestato e accusato più di 800 persone per le violenze del 6 gennaio al Campidoglio.

Non credo francamente che sia stata scritta una bella pagina della democrazia americana quel 6 gennaio e la difesa a riccio da parte dei repubblicani aggiunge ulteriore vergogna, forse peggiore, a quel tristissimo avvenimento che rimarrà una macchia indelebile nella storia americana. D’altronde la schiavitù, il Ku Klux Klan con i suoi linciaggi ed il razzismo ancora diffuso sono altrettante pagine indegne, e guarda caso hanno sempre la medesima matrice.

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