Sergio Zavoli, ci ha lasciati.

Con lui va via la cronaca della nostra Italia

Maria Catalano Fiore

Giornalista, scrittore e politico, dopo aver ricoperto notevoli ruoli in RAI, da cronista a direttore di testate, da Garante della vigilanza a Presidente, si è spento nella notte, nelle vicinanze di Roma, dove si era stabilito ultimamente Sergio Zavoli, un personaggio che la Radio e la Televisione ha contribuito effettivamente a crearle.

Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, ma riminese di adozione, anche per la sua stretta amicizia con Federico Fellini, ogni mattina, tramite telefono, se non riuscivano ad incontrarsi, si raccontavano le cose più varie, persino i sogni. Entrambi sognavano a colori, cosa molto particolare.

Sergio Zavoli in una delle sue ultime immagini

Dopo alcune esperienze giornalistiche, Sergio Zavoli entra in Radio già nel 1947, dove resterà sino al 1962 ,quando passa poi in Televisione. E’ fondamentalmente un radiocronista. Porta in Tv il giornalismo di inchiesta coadiuvato da Cesare Zavattini e con largo consenso popolare.

Così sono nati Tg della 7 ed i reportage televisivi più belli, “Nascita intorno all’Uomo” e soprattutto “La notte della Repubblica”, sue le inchieste più vere e raffinate. Sarà Presidente della Rai dal 1980 al 1986, e poi ancora negli anni 2000. Aveva un innato senso di responsabilità nel dare le notizie, nel confrontarle e nel non essere mai superficiale. “La televisione è uno straordinario mezzo per risvegliare le coscienze“-sosteneva.

Nel 1992 crea e conduce un programma, “Viaggio nel Sud”, regia di Theo De Luigi, riminese anche lui. All’epoca del progetto, ho conosciuto Theo De Luigi tramite la mia amica bolognese, Angela. Theo mi ascoltava parlare del mio Sud, dei danni ambientali e monumentali perpetrati e pensò bene di presentarmi Sergio Zavoli, informalmente, a cena, una sera a Bologna, dove proprio da Angela, avevamo fatto tappa prima di una vacanza in Trentino. Zavoli si dimostrò molto interessato ad alcuni miei racconti e del mio essere pugliese/lucana ed interessata a varie situazioni da quella che era la Ferriera Lucana all’Ilva di Taranto. Sergio Zavoli aveva in mente un’idea… un progetto. Ci siamo rivisti il giorno dopo, lui aveva già pianificato una serie di appuntamenti , da prendere in zona, dove sarebbe arrivato con Theo De Luigi e tutta la trouppe Rai. Il mio compito era quello di erudirlo, fase per fase e di accompagnarlo in posti dove era più pregnante lo scempio ambientale delle zone, da Tito Scalo, Bucaletto, diventata la borgata dei terremotati Potentini, alle opere e case abbandonate dall’Ente Riforma, sino a scendere al quartiere Tamburi, a Taranto, nonchè all’Arsenale che stavano mandando in rovina. Mentre la trouppe lavorava noi percorrevamo le zone in treno, su treni per pendolari, intervistando la gente comune, fermandoci alle varie tappe. Era un’altra Italia davvero, contadini, operai che affrontavano lunghi viaggi ogni giorno, in condizioni disastrose, orari impossibili. Per non parlare della Fiat di Melfi.… Il programma risultò seguitissimo, ma anche molto contestato. Toccava interessi e privilegi d’intoccabili dell’epoca. Delle 9/10 puntate previste, ne furono, infatti, mandate in onda solo tre. Poi è finito in archivio, e da un paio d’anni si può visionare solo di notte nelle puntate di Rai Storia.

Per ripicca nasce nel 1994 “La nostra padrona televisione”. Sergio Zavoli, contemporaneamente, scriveva molto, comincia a pubblicare libri di narrativa/denuncia, ma anche poesie. Spesso premiato dal pubblico e dalla critica. Sergio Zavoli il Cattosocialista lo definivano e lui controbattè. Tutta la sua carriera si sintetizza in una Lectio Magistralis in occasione della Laurea Honoris Causa assegnatagli nel 2007 dall’ Università Tor Vergata di Roma.

Detestava l’informazione Enfatica, ammiccante e strumentale affermava tenacemente che Il Mondo non è fatto di primi, di vincitori e vincenti, ma di secondi, terzi ultimi, gente che arriva fuori tempo massimo pur sputando sangue“. Lui di energia e voglia di fare altro ne aveva ancora da vendere. Rimasto vedovo, dopo un lunghissimo matrimonio, nel 2014 della moglie Rosalba, a 93 anni si risposa con Alessandra Chello, giornalista del Mattino (che ha diretto per qualche periodo) più giovane di 42 anni.

Anche sulla sua morte ragiona da giornalista Non vorrei andarmene senza essere presente al congedo. Dopo l’evento della mia nascita vorrei non perdermi quello conclusivo del Congedo. Se possibile vorrei stare vicino a Federico (ndr.Fellini) per riprendere a dialogare….

Un uomo vero e lucido. R.i.p. Sergio.

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