Margherita Rotondi.

Giovane e davvero bella, nasce mezzosoprano, ed oggi è una manager della cultura, preparata ed abile come pochi. Ricondurre la sua attività al solo spettacolo sarebbe riduttivo.

GP

Il suo nome, più che associato a Palazzo Pesce, magnifica dimora tardo settecentesca nel cuore pulsante di Mola di Bari, ormai è sinonimo dello stesso e, tanto, ben oltre gli angusti confini molesi.

La famiglia di Margherita, mezzosoprano diplomata al Conservatorio Piccinni di Bari, con l’ottima Nicoletta Ciliento. Quel conservatorio che, come ho ricordato ieri, in Donne e Uomini di Puglia, ebbe grazie a Michele D’Erasmo assicurata la guida di Nino Rota, un musicista della II metà del XX Secolo, la cui grandezza è ancora tutta da scoprire. Un Conservatorio che, a dispetto di alcune discutibili direzioni, fortunatamente durate quanto il volo di una farfalla, ha mantenuta quasi intatta la sua immagine e la sua potenzialità artistica e didattica. Ed in quel clima nasce e cresce la bella Margherita. Ma non si ferma lì e, andata fuori regione, ai corsi di perfezionamento in canto, unisce la frequenza a corsi che le permettono di approfondire dalle tematiche dell’organizzazione e la gestione di attività culturali e no profit, alla comunicazione degli eventi che, scusate, ma ritengono tutti di potere e sapere fare, ma che richiede tecniche raffinate pena l’inconcludenza di scritti e filmati realizzati. Già Margherita ha cominciato a colpirmi per come scriveva e comunicava. Ero convinto fosse una giornalista, non una musicista. Poi, ho cominciato ad andare oltre i singoli spettacoli che organizzava ed a esaminare le sue programmazioni. Livelli molto alti se confrontati ai mezzi a disposizione.

Ho seguito diverse serate musicali a Palazzo Pesce, le ho recensite, anche qualcuna solo ospitata. Interessante e curata la sua programmazione, Margherita non permette cadure di livello anche nell’ospitalità, sia nel bel cortile che ospita le manifestazioni estive. sia nekla magnifica sala 700esca al primo piano che alla bellezza degli affreschi sul soffitto e sulle pareti unisce un’acustica deliziosa. Magari i doppi infissi, sovrintendenza permettendo, insonorirebbero meglio la sala, nata quando nella strada passava qualche rara carrozza e che oggi deve confrontarsi col traffico di Via Van Westerhout, praticamente la via dello shopping e della cultura molese. Di fronte a Palazzo Pesce si trova, infatti, il Teatro intestato al grande musicista molese, Van Westerhout, dal quale prende nome anche la Via che si dirama dalla piazza XX Settembre, la piazza centrale del paese sulla quale domina Palazzo Roberti, tutto ancora da restaurare.

Non ha avuto la fortuna di Palazzo Pesce che, acquistato dalla famiglia Rotondi nel 1993, vide nel 1995 avviare i lavori di restauro e ristrutturazione, conclusi nel 2012, anche se nelle vecchie dimore non si concludono davvero mai.

Se dovessi dirla tutta, trovo Margherita sprecata per Mola di Bari. Intendiamoci, Per otto anni ho vissuto a Torre a Mare, quartiere dormitorio a km4 da Mola e 5 da Bari, con un bel porticciolo, pieno di bei ristorantini, ottime pizzerie, discrete gelaterie e………null’altro. D’estate si vivacizza ma il livello culturale è sempre pari ed eguale a zero. Mola, con la sua multisala cinematografica all’ingresso, il teatro comunale e quello Angiono, Palazzo Pesce, la libreria Culture Club Cafè di Domenico Sparno, i tanti luoghi deputati ad incontri culturali, a cominciare dall’Hotel Gabbiamo era un’oasi che raggiungevo in tre quattro minuti quando la voglia di eremitaggio era superata da quella di riossigenare la mente. Il presepe del mare (nel porto di Mola) con la natività tra le barche e la processione dei sub è (o meglio era, come tutte le cose belle è finita nel dimenticatoio) semplicemente stupefacente. Quindi Mola l’ho molto amata per anni e mi è capitato di essere nominato anche, da tecnico, assessore al turismo, cultura, comunicazione ed altro, ma solo per un batter d’ali, sindaco e giunta caddero contestualmente all’insediamento.

Margherita ha fatto di quella magnifica struttura un opificio culturale i cui contenuti sono pari alla magnificenza della cornice, Ma non si è fermata e non dorme sugli allori, come farebbero tutti. Pensa a un centro di formazione ad una accademia che parta dall’amato canto e si occupi di musica e teatro e forse d’altro ancora. Non mettete limite alla sua fantasia, non ne ha.

Sprecato tanto talento? forse sì e forse no. Mola è bella, collocata sul mare, la prima a Sud di Bari, nel posto giusto, dunque, per essere una città turistica per eccellenza, ma non decolla. Mola non è una città di mare, anche se annovera tanti pescatoti tra i suoi figli e tanti marinai imbarcati che girano il mondo. Mola è una città contadina, con tutti i difetti di quella civiltà, che i pregi li ha persi per strada. Il suo porto non era di pesca ma di trasporto delle derrate alimentari prodotte nell’entroterra. Mi fermo qui, ma non senza chiedermi se giovani come Margherita Rotondi, colti, preparati, valorosi non sapranno darle il colpo d’ala che le è sempre mancato per spiccare il volo e che dalle vecchie generazioni ed anche dai giovani rampanti, più interessati a mungerla che a darle, non arriverà mai.

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